ADHD e DSA Forzare una diagnosi

Salve, sono un genitore e vorrei raccontare la mia esperienza nel gestire le problematiche educative della scuola primaria. Ho un figlio, Nicolas, che ha adesso 11 anni ed ha appena terminato la 5° elementare con una media di voti dal 7 all’8.

Cominciamo dall’inizio. Ho iscritto mio figlio alla prima elementare a Milano alla Scuola Statale sita in viale Luigi Bodio, in una classe che era composta per i tre quarti da extracomunitari e per un quarto da italiani. Dopo pochi mesi l’insegnante d’Italiano si lamenta che Nicolas è distratto e non socializza con gli altri. Inoltre, mi dice, non è uniformato agli altri. Per sottolineare il fatto mi racconta un episodio, nel quale lei aveva disegnato un’ape alla lavagna ed aveva chiesto ai bambini della classe di ricopiarla sul loro quaderno. Mi racconta che tutti avevano disegnato l’ape come alla lavagna e che mio figlio invece aveva variato il soggetto, disegnando “l’ape mostro”, e che questo era ovviamente un indice della sua diversità. Io ricordo di averle risposto che ero contento che mio figlio fosse un bambino creativo e che pensasse con la sua testa invece di percepire soltanto l’ambiente per quello che era. L’insegnante dissentiva e diverse volte durante l’hanno scolastico ha incitato me e mia moglie a vedere uno psicologo. Per il primo anno siamo riusciti a sviare la pressione che ci veniva fatta in quella direzione.

Nicolas supera la prima con molti commenti negativi da parte degli insegnanti. Inizia la seconda elementare e subito, dopo un mese, l’insegnante di Italiano riprende la sua insistenza per far vedere Nicolas ad uno psicologo. Ribadisce che non socializza e che è sempre distratto, inseguendo le sue fantasie.

A nulla valgono le mie rimostranze sul fatto che, a mio parere, per un bambino la vita interiore è importantissima, che Nicolas a me appariva molto desideroso di capire, ma il metodo nozionistico della scuola attuale lo penalizzava. Io e mia moglie, per cercare di acquietare le acque, andiamo a parlare con la Dott.ssa indicataci dall’insegnante d’Italiano e scopriamo che è una psichiatria del reparto di Neuropsichatria infantile di Milano.

Parlando con lei, minimizziamo le difficoltà evidenziate dalle insegnanti, sottolineando che a parer nostro non c’è nessun problema. La situazione si calma per qualche mese, ma poi l’insegnante d’Italiano riparte all’attacco, cercando di mettere in cattiva luce me e mia moglie, perché secondo lei “non ci preoccupavamo del futuro di Nicolas e delle sue difficoltà”. Decidiamo di toglierlo dalla scuola e di fargli terminare la seconda elementare sfruttando la possibilità della scuola parentale. Mia moglie si fa dare il programma da svolgere e si occupa dell’istruzione di Nicolas preparandolo per gli esami di seconda elementare, che Nicolas supera da privatista (con le stesse insegnanti) con la media del 7. Visto però che le relazioni con gli insegnanti erano compromesse, ci trasferiamo da Milano a Madone, in provincia di Bergamo, dove mia moglie ha una casa, e lo iscriviamo in terza ad una Scuola Statale a Capriate San Gervasio. Dopo il primo mese la nuova insegnante d’Italiano inizia con le sue proteste sul rendimento di Nicolas. Secondo lei, lui è indietro con il programma e questo lo rende incapace di stare al passo con il resto della classe. Noi la rassicuriamo dicendole che se ci lascia un po’ di tempo, Nicolas recupererà e raggiungerà la preparazione del resto della classe. Per tutto l’anno, Nicolas ha usato tutto il suo tempo per studiare e fare compiti. Usciva da scuola alle 17 e poi faceva compiti fino alle 20, e così anche il sabato e la domenica, quando anche noi genitori eravamo impegnati ad aiutare lui a passare attraverso le molteplici richieste della scuola. La nostra vita sociale, ovviamente, si è interrotta perché non restava tempo per fare nient’altro. Nonostante il nostro impegno, l’insegnante di Italiano continuava a lamentarsi dello scarso rendimento.

Mi sono allora rivolto a mio padre e mia sorella, entrambi insegnanti, per verificare con loro i soggetti di studio d’Italiano e scopro, con grande sorpresa, che l’insegnante di Italiano di Nicolas stava portando avanti il programma di 5° elementare, nonostante fossero solo in 3°!! Chiedo ragguagli e lei mi spiega che questi sono i suoi standard. Arriviamo con fatica a fine anno e Nicolas supera la terza elementare.

All’inizio della quarta elementare, dopo poche settimane, ricominciano le pressioni per mandare Nicolas a parlare con uno psicologo e per fargli avere un insegnante di sostegno. La situazione diventa insostenibile, anche perché c’erano continue allusioni al fatto che io e mia moglie sembrava “non volessimo il bene di Nicolas”. A gennaio decidiamo di ritirare Nicolas dalla scuola e farlo seguire da un’insegnante privata, che lo seguirà per la quarta e la quinta. Nicolas ha poi superato facilmente gli esami sia di quarta che di quinta. Lo abbiamo iscritto alla Scuola Secondaria per iniziare la prima media e confidiamo che le cose andranno meglio. Nicolas è un ragazzo sempre contento e sorridente, spiritoso e creativo. Disegna, fa foto e video che elabora con il suo IPad. Ha probabilmente un futuro nel mondo della grafica video. Va molto più d’accordo con gli adulti che con i ragazzi della sua età ed è molto interessato alle persone.

Mi rendo conto che la scuola non riesce a prendersi cura dei ragazzi in modo competente e personalizzato. In parte è dovuto alla mancanza di strumenti, in parte alla mancanza di preparazione degli insegnanti. Senz’altro c’è un problema culturale relativo al considerare i bambini tutti uguali. Questa idea di cercare di “uniformarli” viola il principio umano di essere se stessi. La scuola dovrebbe aiutare i bambini a tirar fuori le loro abilità intrinseche, invece di sottolineare continuamente le loro mancanze e difetti. Io e mia moglie, certi di questi principi, abbiamo lottato per difendere il diritto all’istruzione di nostro figlio.

Ci rendiamo conto che non tutti i genitori riescono a mantenere la loro posizione con la stessa determinazione e caparbietà con cui io e mia moglie abbiamo agito e che spesso questo crea problemi all’interno delle famiglie. Pensiamo che sia necessario cambiare i concetti culturali del diritto all’istruzione e sono rimasto molto contento quando ho scoperto l’iniziativa del Movimento CULTURALE PENSARE oltre (http://www.pensareoltre.org/) ed ho visto la vostra incessante attività culturale ed i principi che vengono spinti, che io e mia moglie condividiamo in pieno. Grazie per quello che state facendo.

Alessandro e Clara

Intorno al metodo globale

Commenti conseguenti alla lettura dell'articolo "Alla ricerca del principio alfabetico" (visualizzabile nella sezione Approfondimenti Dislessia di questo sito), provenienti dai vari canali di comunicazione web di Pensare Oltre.


Simona, 2013
"Ho avuto l'immensa fortuna di aver frequentato l'istituto magistrale. Il mio insegnante di pedagogia e didattica era un uomo straordinario, grande filosofo e uomo di cultura. Ci ha insegnato e fatto assimilare l'amore per l'arte di insegnare, il rispetto verso il fanciullo che cresce e che per crescere ha bisogno di essere amato, ha bisogno di pazienza, di essere rispettato nella sua diversità e nella sua bellezza interiore, compresa di sensibilità, spirito critico, fame di conoscenza!! Sono fortunata perché ho avuto il buon senso di far conoscere a mia figlia le lettere, i fonemi, i numeri, come una sorta di gioco. Non mi importa che a 4 anni conosca le lettere e le sappia leggere, la cosa che mi importa è che abbia conosciuto un poco alla volta il magico mondo dei segni che rappresentano la realtà! Così a scuola non dovrà “subire” il nuovo metodo didattico ASSOLUTAMENTE SBAGLIATO!!" 

Cristiano 2013
"Questo è assolutamente vero e, purtroppo, ho avuto modo di constatarlo anni fa quando mia figlia frequentava la 1° elementare. Per fortuna sono intervenuto in tempo applicando il vecchio e sano metodo alfabetico. La cosa assurda è che la maggior parte degli insegnanti si rendono conto che questo metodo non funziona ma sono legati ai “programmi ministeriali” e non possono fare molto per rimediare. La cosa triste è quando i bambini, rovinati da questo sistema di insegnamento folle, vengono bollati come malati e indirizzati ad assurde terapie farmacologiche."

Sara 2013
"Mannaggia come è vero! Mi sono trovata nella stessa situazione dove la seconda settimana di scuola la mia bimba doveva scrivere una pagina di nome e cognome in corsivo e mi sono trovata sola a lamentarmi del compito, ma tutti mi rassicuravano che il metodo funziona! Risultato... Iniziamo la terza, odiamo leggere e la scuola, non azzecchiamo una doppia! Ma alla fine finiremo le elementari anche noi!"

Tiziana 2013
"NONOTESTILNIOVITA E VIVOIO DENE... ecco come scrive oggi mio figlio, che frequenta la seconda elementare. Dalla prima settimana sono stata dubbiosa sul metodo usato dall'insegnante, poiché i bambini scrivevano da soli il compito (copiando dalla lavagna) già dalla prima settimana. Hanno scritto dai primi giorni paroline lunghe (molto stampatello, nei 2 caratteri), e dopo circa 30 giorni dall'inizio della scuola gli è stata assegnata la lettura di una pagina del libro; premetto che mio figlio non ha fatto quasi per niente la prescrittura all'asilo e che, a detta della maestra, ed io confermo, il piccolo in prima è partito da sotto zero. Risultato: dopo tre mesi dal primo giorno di scuola mi ha parlato di "maestra di sostegno" per lui... e, a gennaio, mi ha detto che il bimbo doveva essere visto da un neuropsichiatra perché era DISGRAFICO, e che non stava mai composto nel banco. Nel frattempo lei, per aiutarlo, ha fatto fare al piccolo un programma a parte di prescrittura e non l'ha fatto più leggere, facendogli pensare che non ne fosse capace! E rendendolo spettatore dei progressi dei compagni... Risultato? Ansie in famiglia, mio figlio? DEMOTIVATO, ARRABBIATO, FRUSTRATO!... Oggi è ancora sotto osservazione dalla neuropsichiatra (test intellettivi superiori alla norma) che, dalla fine di giugno, ha rivisto il bimbo la prima settimana di settembre, e mi ha detto: "Questo bimbo ha fatto dei passi da gigante sia nella lettura che nella scrittura". COME HA FATTO A MIGLIORARE da giugno a settembre, visto che in quel periodo non c'è scuola??? Con l'aiuto dei quaderni vecchi della sorellina, mi sono resa conto che il metodo usato dalla maestra di mia figlia era assolutamente diverso: una letterina veniva scritta e riscritta per quattro pagine associata a brevi paroline e seguita poi dalle sillabe, ad es.: P PA, PE PI, ecc… Mi sono informata su internet e ho trovato alcuni suggerimenti su come approcciare, motivare e gratificare il mio piccolo, e ci sono stati significativi miglioramenti. Soprattutto è migliorato il momento dei compiti, che prima era una guerra!! Mi rendo conto che C'E' ANCORA TANTO DA FARE, ma resta il fatto che, anche se c'è stata una presa di coscienza da parte dell'insegnante su qualche errore commesso, sono convinta che lei abbia ancora molti PREGIUDIZI e comunque il METODO è SEMPRE QUELLO! Sono molto combattuta se far cambiare o no la scuola a mio figlio, anche perché ho paura di trovarmi in una situazione peggiore!! GRAZIE a PENSARE OLTRE che avvale la mia teoria, cioè che mio figlio è VITTIMA DI UN METODO! ...Però io piccola piccola come posso affrontare il gigante SISTEMA???

Alessandra, 2013
"Sono stata fortunata, con il terzo figlio la sua maestra ha adottato l'alfabeto... ho tirato un sospiro non mi sembrava vero!    Ho dovuto lottare con gli altri figli e continuo a farlo a favore dei figli non miei.   Perché non riescono a capire quanti danni fanno con il metodo globale?  Ma....."

Barbara, 2013
"Io ci sono passata in prima persona con mio figlio, circa 8 anni fa... diagnosi: dislessico‐discalculico! ..."dovrà fare sedute di logopedia/insegnante di sostegno ecc..."..."non imparerà mai a leggere e scrivere senza fare errori!" Dopo una presa di coscienza sull'accaduto mi sono documentata per bene, ho capito che il tutto era un'enorme business senza reali conferme scientifiche, che pendeva sulla testa dei bambini/ragazzi etichettandoli per sempre! Mi sono battuta, ho cambiato scuola a mio figlio e l'ho fatto togliere da questo sistema/circolo senza uscita, faticando, è stata dura, ma alla fine ho vinto! Dato che abbiamo cambiato comune di residenza, questo ha coinciso con l'inizio della prima media di mio figlio. Non c'è stato nessun passaggio di informazioni da scuola a scuola e nessuno si è "ACCORTO" che lui fosse dislessico (perché non lo era)... Morale della favola sta facendo le superiori, sa leggere e scrivere senza fare errori, sulla matematica è un disastro perché la odia, come la sottoscritta!"

Condivido l’iniziativa

Dr. Gianmaria Benedetti, neuropsichiatra infantile, 2012

Sono un addetto ai lavori e mi è stato segnalato questo sito da un'utente, madre di una bimba un po' problematica.  

Condivido pienamente gli obiettivi dell'iniziativa e sono a mia volta impegnato per promuovere una psichiatria e una psicologia che aiutino a comprendere e ad affrontare le difficoltà dei bambini, delle famiglie e delle persone in generale e non si limitino a catalogarle e trasformarle in malattie da curare quasi solo con farmaci, come sta avvenendo da qualche tempo anche in Italia.

L’esperienza di un papa’

L’esperienza di un papa’

Lettera firmata 2013

Salve, sono un genitore e vorrei raccontare la mia esperienza nel gestire le problematiche educative della scuola primaria. Ho un figlio, Nicolas, che ha adesso 11 anni ed ha appena terminato la 5° elementare con una media di voti dal 7 all’8. 

Cominciamo dall’inizio. Ho iscritto mio figlio alla prima elementare a Milano alla Scuola Statale sita in viale Luigi Bodio, in una classe che era composta per i tre quarti da extracomunitari e per un quarto da italiani. Dopo pochi mesi l’insegnante d’Italiano si lamenta che Nicolas è distratto e non socializza con gli altri. Inoltre, mi dice, non è uniformato agli altri. Per sottolineare il fatto mi racconta un episodio, dove lei aveva disegnato un’ape alla lavagna ed aveva chiesto ai bambini della classe di ricopiarla sul loro quaderno. Mi racconta che tutti avevano disegnato l’ape come alla lavagna e che mio figlio invece aveva variato il soggetto, disegnando “l’ape mostro”, e che questo era ovviamente un indice della sua diversità.    Io ricordo di averle risposto che ero contento che mio figlio fosse un creativo e che pensasse con la sua testa invece di percepire soltanto l’ambiente per quello che era. L’insegnante dissentiva e diverse volte durante l’anno scolastico ha incitato me e mia moglie a vedere uno psicologo. Per il primo anno siamo riusciti a sviare la pressione in quella direzione.  

Nicolas supera la prima con molti commenti negativi da parte degli insegnanti. Inizia la seconda elementare e subito dopo un mese l’insegnante di italiano riprende la sua insistenza per far vedere Nicolas ad uno psicologo. Ribadisce che non socializza e che è sempre distratto inseguendo le sue fantasie.  A nulla valgono le mie rimostranze che, a mio parere, per un bambino la vita interiore è importantissima e che a me Nicolas appariva molto desideroso di capire, ma che il metodo nozionistico della scuola attuale lo penalizzava. Io e mia moglie per cercare di acquietare le acque andiamo a parlare con la Dott.sa indicataci dall’insegnante d’italiano e scopriamo che è una psichiatra del reparto di Neuropsichatria infantile di Milano.  

Parlando con lei, minimizziamo le difficoltà evidenziate dalle insegnanti, sottolineando che a parer nostro non c’è nessun problema. La situazione si calma per qualche mese, ma poi l’insegnante d’italiano riparte all’attacco, cercando di mettere in cattiva luce me e mia moglie, perché secondo lei “non ci preoccupavamo del futuro di Nicolas e delle sue difficoltà”. Decidiamo di toglierlo dalla scuola e di fargli terminare la seconda elementare sfruttando la possibilità della scuola parentale. Mia moglie si fa dare il programma da svolgere e si occupa dell’istruzione di Nicolas preparandolo per gli esami di seconda elementare che Nicolas supera da privatista (con le stesse insegnanti) con la media del 7. Visto però che le relazioni con gli insegnati erano compromesse, ci trasferiamo da Milano a Madone, in provincia di Bergamo, dove mia moglie ha una casa, e lo iscriviamo in terza ad una Scuola Statale a Capriate San Gervasio. 

Dopo il primo mese la nuova insegnante d’italiano inizia con le sue proteste sul rendimento di Nicolas. Secondo lei, lui è indietro con il programma e quindi questo lo rende incapace di stare al passo col resto della classe. Noi la rassicuriamo, dicendole che se ci lascia un po’ di tempo, Nicolas recupererà e raggiungerà la preparazione del resto della classe. Per tutto l’anno, Nicolas ha usato tutto il suo tempo per studiare e fare compiti. Usciva da scuola alle 17 e poi faceva compiti fino alle 20, e così anche il sabato e la domenica dove anche noi eravamo impegnati ad aiutare lui ad affrontare le molteplici richieste della scuola. La nostra vita sociale, ovviamente, si è interrotta perché non restava tempo

Mi sono rivolto a mio padre e a mia sorella, entrambi insegnanti, per verificare con loro i soggetti di studio d’italiano e scopro con grande sorpresa, che l’insegnante di italiano di Nicolas stava portando avanti il programma di 5° elementare, nonostante fossero solo in 3°!!! Chiedo ragguagli e lei mi spiega che questi sono i suoi standard. Arriviamo con fatica a fine anno e Nicolas supera la terza elementare. 

 

All’inizio della quarta elementare, dopo poche settimane, ricominciano le pressioni per mandare Nicolas a parlare con uno psicologo e fargli avere un’insegnante di sostegno. La situazione diventa insostenibile, anche perché c’erano continue allusioni al fatto che sembrava che io e mia moglie “non volessimo il bene di Nicolas”.  A gennaio decidiamo di ritirare Nicolas dalla scuola e farlo seguire da un’insegnante privata che lo segue per la quarta e la quinta. Nicolas supera facilmente gli esami sia di quarta che di quinta. Lo abbiamo iscritto alla Scuola Secondaria per iniziare la prima media e confidiamo che le cose andranno meglio.  

Nicolas è un ragazzo sempre contento e sorridente, spiritoso e creativo. Disegna, fa foto e video che elabora con il suo I‐Pad. Ha probabilmente un futuro nel mondo della grafica video. Va molto più d’accordo con gli adulti che con i ragazzi della sua età ed è molto interessato alle persone. 

Mi rendo conto che la scuola non riesce a prendersi cura dei ragazzi in modo competente e personalizzato. In parte è la mancanza di strumenti, in parte è la mancanza di preparazione degli insegnanti. Senz’altro c’è un problema culturale relativo a considerare i bambini tutti uguali. Quest’idea di cercare di “uniformarli” viola il principio umano di essere se stessi. La scuola dovrebbe aiutare i bambini a tirar fuori le loro abilità intrinseche, invece di sottolineare continuamente le mancanze e i difetti. Io e mia moglie, certi di questi principi, abbiamo lottato per difendere il diritto all’istruzione di nostro figlio.  

Ci rendiamo conto che non tutti i genitori riescono a mantenere la loro posizione con la stessa determinazione e caparbietà con cui io e mia moglie abbiamo agito e spesso questo crea problemi all’interno delle famiglie. Pensiamo che sia necessario cambiare i concetti culturali del diritto all’istruzione e sono rimasto molto contento quando ho scoperto l’iniziativa del Movimento CULTURALE PENSARE Oltre ed ho visto la vostra incessante attività culturale e i princípi che vengono proposti, che io e mia moglie condividiamo in pieno. 

Grazie per quello che state facendo.
Alessandro e Clara  

ADHD, DSA Una storia a lieto fine

ADHD, DSA Una storia a lieto fine

Non so se ricordate la mia storia, ma ci tengo ancora a ringraziarvi perché. Le vostre informazioni mi hanno dato il coraggio per tagliare i ponti con un insegnante che, facendo presunte diagnosi, e usando un metodo veloce e caotico, ha rovinato il percorso scolastico e l'autostima di mio figlio. Purtroppo, non conoscendo la verità sui "disturbi", l'ho assecondata portando mio figlio dal neuropsichiatra. Pensando di far bene ho accettato la psicomotricità e le diagnosi di deficit dell'attenzione-iperattività, pur non condividendole. Adesso vorrei sinceramente interrompere anche questo percorso, ma non so come fare senza inciampare in altri problemi.

A dicembre ho deciso di diffondere le informazioni che ci date e mi sono fatta molte nemiche in un colpo solo, in primis l'ex insegnante di mio figlio. A quel punto ho deciso di far cambiare scuola al mio piccolo e a gennaio ha iniziato a frequentare in un altro istituto e devo affermare che fortunatamente le cose si stanno evolvendo in maniera molto positiva: mio figlio è cambiato totalmente, non si sente inferiore ai compagni, è sereno, le sue lacune stanno migliorando e legge molto meglio.

Siamo poi stati dal foniatra, che, con il timer alla mano, ha calcolato il tempo e gli errori di lettura e scrittura di mio figlio. Mi ha parlato di probabile dislessia e di eventuali strumenti compensativi-dispensativi. Quando gli ho fatto alcune domande e affermazioni sulla dislessia, mi ha chiesto che lavoro facessi, io gli ho detto che facevo la mamma, e lui mi ha detto allora che mi ero informata troppo, che quelli erano argomenti complessi e che comunque lui aveva parlato di dislessia presuntaperché il bimbo è ancora alla metà della seconda elementare, quindi non si sarebbe potuto ancora stabilire niente di definitivo. Su una cosa però mi ha dato ragione, cioè che il metodo globale ha causato molti problemi!

Alcuni dottori non tengono conto della sensibilità dei bambini che sono sottoposti a continue prove per poter"dimostrare" le proprie abilità e che quindi si approcciano ai test consapevoli di essere continuamente giudicati.

Credo che a discapito dei bambini vada anche il comportamento di medici che prima di sottoporre i piccoli ai test, si relazionano con loro in modo autoritario (com'è successo a noi). Concludo dicendo che noi genitori abbiamo un ruolo fondamentale, se mi fossi fermata alle varie diagnosi di presunti disturbi, la situazione sarebbe precipitatadecisamente. Oggi sono felice perché vedo i quaderni di mio figlio e sopratutto la sua serenità che mi confermano di aver scelto la strada giusta! Vi ringrazio di cuore!

Tizzi

Continua la mia avventura nel mondo della ADHD, con lo scopo di approfondire la conoscenza ed acquisire maggiore padronanza di questa realtà, putroppo non semplice da analizzare, comprendere ed affrontare.

Addentrandomi in siti e blog dedicati all'argomento, mi salta evidente all'occhio l'attitudine di descrivere spesso l’esperienza di avere un figlio 'malato di vivacite' come l’insormontabile ed irrisolvibile disgrazia del millennio! Lungi da me l'intento di criticare o giudicare. Non avendo la presunzione di detenere la verità assoluta sull’argomento, la mia riflessione vuole essere solo uno spunto per osservare questa problematica da un punto di vista differente, sperando che possa essere utile a dare nuovi spunti di riflessione a chi convive con questa problematica.

Il punto di vista di chi è coinvolto in qualita di familiare è, in molti casi, quello di un soggetto incompreso che vive un viaggio di sola andata all’inferno, e come dargli torto...Leggo di genitori che, presi dal vortice emotivo,rischiano di non cogliere il valore e potenziale nascosto nell'unicità dei propri figli. Molti descrivono la loro vita, indubbiamente complessa e stancante,come un'apocalisse quotidiana, accreditando e rinforzando tesi e ricerche che non poggiano su analisi mediche oggettive. Prendo putroppo atto dell'eststenza di genitori che, sicuramente in buona fede, presi dalla disperazione, dalla soflerenza e purtroppo, in qualche caso, dalla pigrizia nell'agire, finiscono per far ricorso alla somministrazione di psicofarmaci ai propri figli, con la speranza di rendere meno angosciosa e complessa la loro vita familiare.

Io, vivendo la vita con una visione dialettica e possibilista, da inguaribile ottimista, ho provato a guardare la mia esperienza quotidiana con un bambino certificato ADHD da una prospettiva differente e vi dico che si puo senz’altro, seppur in un contesto impegnativo e stressante come quello che vivo quotidianamente, ricevere sorprendenti spunti di serenità e...creatività!

Questi genitori spesso descrivono I loro figli come Ingestibili, Indomabili, Indisciplinati, Inaffidabili, Inadeguati, Incoscienti ecc.. dando a quel suffisso In un’accezione esclusivamente negativa e pessimista. Da musicista creativa quale sono, quel prefisso ho provato a ribaltarlo, interpretarlo e inventarlo in maniera positiva, legandolo ad un termine attualissimo e che calza a pennello per mio figlio: InterATTIVO, altro che Iperattivo!!!

Sl perché la più bella dote di mio figlio e di essere, nella sua irruenza indomabile, un bambino con una molteplicità di interessi e curiosità da soddisfare quotidianamente.

L'esempio più piacevole e calzante, non senza qualche simpatico imbarazzo da parte di noi adulti, è ll rito conviviale del pasto.

Sapete quel momento in cui tutta la famiglia è riunita intorno ad in tavolo (tondo perchè in casa mia siamo tutti uguali ed equidistanti, quindi niente capotavola), televisore rigorosamente assente, in modo che le brutte notizie del tg non disturbino la famiglia riunita ed i cartoni animati non distraggano i bambini che finalmente sono protagonisti di un breve, antichissimo e fondamentale rito ancestrale: la condivisione del pasto in buona compagnia!

Da anni ormai mi sono resa conto che, con cadenza regolare, nell'intervallo tra il primo e secondo piatto, quando la sua fame comincia a placarsi, Luca porge ai presenti una serie incessante di domande incalzanti. Fin qui niente di nuovo direte... attività tipica dei bambini... La particolarità che suscita a volte ilarita, altre sorpresa, e non raramente sgomento, è il contenuto di queste domande!

Delia Ancarola

Attraverso gli occhi di un bambino

Attraverso gli occhi di un bambino

“Sai, io volevo ancora giocare, come quando ero all'asilo. Non mi piaceva stare seduto per ore in quel banco, non mi piaceva guardare quei segni alla lavagna, che mi sembravano tanti scarabocchi messi insieme, io non riuscivo a leggere e scrivere quei segni, che avevano tante forme diverse, perché mi confondevo. Allora preferivo mettermi a pensare alle cose divertenti, ai miei giochi preferiti, non volevo ascoltare i miei compagni che leggevano e non volevo vedere i loro bei voti. Tutti sembravano sempre più bravi di me e tutti erano più intelligenti di me! Per me era molto brutto andare a scuola, allora facevo tanti capricci sperando che mamma non mi ci portasse, ma lei mi ci portava lo stesso, quindi mi arrabbiavo e quando tornavo a casa le facevo mille dispetti e non volevo fare i compiti. Poi la maestra ha parlato con la mia mamma e le ha detto che forse io ero malato di scrittura e di "distrazione", le ha detto che non era colpa mia se non sapevo leggere e scrivere, di non insistere con me, di portarmi da un dottore.

La mamma non era d'accordo e mi diceva di impegnarmi, mi sgridava per farmi studiare, ma io le dicevo che aveva ragione la maestra e che lei non doveva obbligarmi a studiare, allora la mamma diceva a papà che io non mi impegnavo abbastanza e mi punivano togliendomi la Tv e i videogiochi. Così la mamma discuteva con la maestra e con papà per colpa mia, a me dispiaceva perché loro mi volevano bene, forse io ero cattivo, stupido, ma non era colpa mia se non ero intelligente come gli altri. Poi mamma e papà mi hanno portato dal dottore molte volte e lui ha detto che io sono molto intelligente e che dovevo solo allenarmi bene e tanto. Così mamma mi ha detto che mi avrebbe portato in una scuola più bella con una maestra molto brava e con tanti nuovi amici. Ora sono nella nuova scuola, la maestra è un po’ severa, mi fa lavorare tanto, mi fa riscrivere quello che sbaglio, tante volte, fino a che non lo scrivo giusto e mi fa leggere molto. A volte sono un po’ stanco, ma in questa scuola mi diverto, perché facciamo tante cose belle ed io non sono più un disastro, prendo bei voti, sono come i miei compagni, siamo tutti alunni che imparano impegnandosi, siamo tutti intelligenti!
I miei genitori ora sono molto fieri di me!"

 

La mamma:

Questo è quello che ho raccolto dalle confidenze e affermazioni che il mio bambino crescendo mi ha riportato. Ho provato per un attimo a scrivere calandomi nei panni di un bambino e ripensando a tutte le cose accadute nella mia vita e in quella di mio figlio, e alle sconsiderate diagnosi ricevute che si sono dimostrate infondate. Ne è uscita questa sintesi, ho deciso di condividerla con PENSARE oltre, che offre un vero aiuto alle famiglie consentendo a molti bimbi di crescere in modo giusto. Noi adulti molto spesso non guardiamo le cose con gli occhi dei bambini e la Scuola, che dovrebbe tirare fuori il meglio dai bambini oggi, invece pretende di “curarli” disperdendo il valore stesso dell’istruzione.

Di Tiziana Marzano

Alla scoperta del disturbo geografico

Negli ultimi mesi la vita professionale mi ha portato ad uno spostamento geografico prolungato con prole al seguito. Questa contingenza ha prodotto un’interessante ed originale esperienza che ha tutte le caratteristiche per poter diventare oggetto di ricerca in campo medico-sociale: il disturbo geografico! Negli ultimi 3 mesi Luca è stato portato via da Milano, città natale in cui si è sviluppata la vita, la socializzazione, la scolarizzazione e l’etichettamento del bambino per Adhd, deficit di attenzione, dislessia e disturbi comportamentali vari del tipo oppositivo provocatorio ecc..

La certificazione attesta e certifica la presenza di Grave Handicap psichico in soggetto border-line, ingestibile sotto tutti gli aspetti sociali, emotivi, scolastici ecc. Dal mese di Giugno Luca soggiorna a Napoli per le vacanze estive e senza nessun tipo di difficoltà comincia pian piano ad interagire con l’ambiente. Seppur con qualche esitazione iniziale, ha provato la piacevole esperienza di sperimentare e socializzare. La differenza sconcertante che ho potuto rilevare è che il tratto di bambino problematico quí non si è evidenziato. È indubbio che lo stile di vita di un ragazzino partenopeo ha dei tratti e cadenze differenti rispetto alla vita, in taluni casi, eccessivamente strutturata e superorganizzata che si riscontra a Milano.

Luca a Napoli anziché accendere un faro sul suo comportamento e sulla sua personalità si è quasi mimetizzato fino a risultare un ormai adolescente tranquillo ed assolutamente nello standard partenopeo. A questo punto mi domando e dico: dov’è l’oggettivitá della diagnosi se a Milano ha diritto ad invalidità e pensione per grave handicap psichico mentre a Napoli risulta nella assolutamente nella media sociale dei bambini? Devo pensare che la popolazione infantile partenopea è stata colpita da epidemia da iperattività e disturbo oppositivo-provocatorio e che nessuno interviene?

Sembra una riflessione provocatoria, ma desidero condividerla con l’obiettivo di dare, come mia abitudine, spunti di riflessione e nuove prospettive da valutare per approfondire ed andare oltre il già detto e già analizzato.

A partendo da questa esperienza che metto al servizio dell’utilità sociale, ipotizzo che si possa cominciare a ravvisare l’opportunità che nuovi studi di ricerca sui bambini vengano piuttosto fatti nel campo sociale piuttosto che in quello medico. Esaminare un ambiente culturale e i comportamenti che nascono dagli stimoli offerti da quel contesto, cause ed effetti, può finalmente orientarci in modo differente di fronte a manifestazioni, comportamenti e reazioni individuali dei bambini, piuttosto che una classificazione tramite analisi delle statistiche. Se si fosse in presenza di un reale problema medico di origine organica genetica o altro... potremmo avere un disturbo che nel Nord Italia dilaga e nel Sud Italia è assente? L’oggettivitá di una diagnosi medica potrebbe vacillare ed incrinarsi al cospetto di una lezione di Geografia?

Meditiamo e condividiamo...

Dislessico e Discalculico in una scuola...Normale nell’altra

A mio figlio, in seconda elementare, avevano imposto visite specifiche asserendo che era sicuramente dislessico e discalculico...in pratica è stato segnalato ai servizi sociali e io mi sono ritrovata inghiottita in questa macchina infernale mio malgrado. Ma non mi sono data per vinta sopratutto dopo aver visto come fanno a diagnosticare la cosa (....), consapevole del grandissimo business che c’era dietro, ho cambiato scuola a mio figlio e con difficoltà enormi l’ho fatto togliere dal servizio di logopedia ecc... Finite le elementari eravamo appena riusciti ad uscire dall’incubo quando scopro che per le scuole medie il servizio, evidentemente ancora attivo, gli voleva appioppare il sostegno.

Fortunatamente abbiamo cambiato comune per esigenze abitative e non c’è stato il passaggio di consegne; così, parlando con il preside della scuola, abbiamo deciso di dare un’opportunità a mio figlio di farsi conoscere senza essere preceduto dalle valutazioni penalizzanti che gli erano state fatte in precedenza. Morale della favola, nessun insegnante ha notato segni di dislessia e mio figlio ha finito le medie senza problemi! Genitori, non bevetevi tutto, andate a fondo, sono i vostri bambini !!!!

Mi sento di lottare contro i mulini a vento Mio figlio è nato a dicembre e quest'anno ha fatto i sei anni. Il tutto iniziò l'anno scorso con le maestre della materna che ci dissero di far fare una visita specialistica a nostro figlio perché al bambino mancava la pronuncia della erre.

Abbiamo seguito il consiglio delle maestre e abbiamo iniziato un percorso al servizio sanitario (tre sedute e test con psicologa e altre con logopedista) in cui il bambino si è stressato e noi insieme a lui. Alla fine dello stesso anno ci hanno detto che aveva bisogno di sedute di logopedia in preparazione delle elementari, ovviamente la lista di attesa era lunga e quindi ci siamo rivolti a pagamento. Ne abbiamo fatte quattro poi abbiamo interrotto tutto perché ci siamo accorti che gli stessi test somministrati dalla logopedista, la quale sosteneva che il bambino non era in grado di farli, con noi li faceva. All'inizio della scuola purtroppo la lettera- ponte ha bollato il bambino come un bambino con problemi, al primo colloquio ci siamo sentiti dire che nostro figlio si sarebbe sentito un fallito, che sarebbe stato emarginato e che la classe sarebbe andata avanti e lui sarebbe rimasto indietro. La maestra inoltre ci suggeriva di andare da un bravo neuropsichiatra per avere una diagnosi e una cura...

Siamo andati da un neuropsichiatra a pagamento che ci ha detto che nostro figlio era a posto e che le maestre avevano interpretato male le carte del servizio sanitario. Abbiamo parlato anche col il preside... Al secondo colloquio con le maestre è riemersa la problematica; a questo punto ho fatto notare che mio figlio è un bambino normale che ha solo bisogno che vengano rispettati i sui tempi di maturazione. A casa già dall’inizio della scuola stavo leggendo un libro scritto da un’insegnante che spiega come insegnare a leggere e a scrivere ai bambini di prima elementare, grazie a quello e al fatto che ho la possibilità di seguirlo al pomeriggio, sono riuscita ad ottenere dei risultati.

Da scuola all’inizio infatti mi arrivavano, attaccate al quaderno, delle fotocopie di altri bambini (comprensive di voto), adesso succede meno, ma capita lo stesso. Il problema grosso è che mio figlio grazie a questo si sente sfiduciato di se stesso. Non si tiene nemmeno in conto che ha un anno di differenza coi compagni, che arriva a fare tutto quello che fanno gli altri ma un filo dopo. Questo mettere voti gli ha creato ansia da prestazione e sfiducia nelle sue capacità tanto da farmi esternazioni quali: “Ho paura di andare a scuola perché la maestra poi mi mette zero e a me importa”. L’apprendimento avviene solo se prima si riesce a instaurare un rapporto di fiducia con il bambino. La mia maestra delle elementari mi diceva sempre: “Oggi è andata così, ma non ti preoccupare domani è un altro giorno e farai meglio” i bambini vanno spronati non sviliti. La situazione è stressante e cerco di essere serena per non trasmettergliela ma è dura.

Una mamma che non ha creduto ai "disturbi" racconta il risultato

Mi chiamo Barbara classe 1972, se fossi nata nel 2000 probabilmente sarei stata etichettata come discalculica, iperattiva, affetta da deficit di attenzione... Ho sempre fatto una gran fatica a stare seduta nel mio banco e da sempre mi annoio facilmente e mi piace tanto chiacchierare, fino all'anno integrativo dell'Istituto magistrale non ho mai capito la matematica, poi la svolta...mentre di giorno lavoravo come operaia per pagarmi la futura università la sera frequentavo i corsi dell'anno integrativo, stanca dopo una giornata di lavoro pensavo di trovare un enorme ostacolo nella matematica, ma alla prima lezione si è presentata una giovanissima insegnante neo laureata in materie matematiche che sprizzava passione da tutti i pori...parlava di formule ed equazioni mostrandole in tutta la loro semplicità...nella mia testa è scattato un interruttore e ho capito, non sono sicuramente diventata più intelligente in un istante, ma quell'insegnante ha trovato “la chiave”, l'unico modo a me accessibile per comprendere la materia...ho frequentato la facoltà di Architettura e tutte le volte che non capivo qualcosa di matematica andavo a ripescare i vecchi appunti dell'anno integrativo ed era come accendere la luce in una stanza buia, ho superato brillantemente gli esami e mi sono laureata. Senza etichette, senza scorciatoie solo con un'ottima insegnante e tanto allenamento.

Oggi sono una mamma, prima di ogni altra cosa, ma sono anche un'insegnante e ho aiutato bambini in difficoltà ad amare di nuovo la scuola , tra questi bambini c'è mia figlia... La frase ...”qualche problemino ce l'ha”...mi è stata detta in prima elementare, ho portato a scuola una bambina entusiasta, curiosa, vivace che non sapeva né leggere né scrivere e mi sono ritrovata tra le braccia un cucciolo spaventato convinto dalla sua insegnante che non ce l'avrebbe mai fatta. In una scuola dove tutto va di corsa, dove si chiede alla scuola materna collegata di insegnare a leggere e scrivere ai bambini prima del tempo, dove chi non tiene il passo è marchiato, mentre ti convincono di aiutarti ti sollevano da ogni difficoltà rendendoti impossibile ogni progresso. E' proprio questo che non riesco ad accettare, se il sistema non funziona il problema non possono e non devono essere i bambini. Sono mille le giustificazioni che ho ascoltato da insegnanti e genitori: le classi sono troppo piene, i programmi troppo ampi, i tempi troppo brevi, il lavoro toglie il tempo ai figli, le insegnanti danno troppi compiti, un certificato può fargli avere un sostegno e un programma facilitato per superare l'anno.... ma la soluzione in realtà è sempre la stessa...un'etichetta che dice che tuo figlio è sbagliato e un programmino speciale alleggerito da tutto quello che gli crea difficoltà...a che cosa porterà questo atteggiamento se non a uomini e donne di domani assolutamente impreparati ad affrontare la vita?

Ricordo che quando ero piccola si usava affrontare le difficoltà, allenarsi fino a superarle...ora no...non c'è tempo...Ricordo le ore di arte, di manualità a scuola, ore che sono state completate cancellate, ricordo le recite scolastiche sostituite oggi da semplicil ezioni aperte, ricordo i lavoretti a Natale e per ogni festa comandata ora sostituiti da una fotocopia da colorare e una frase dettata da scrivere all'interno... avevamo un'unica insegnante che si occupava di tutte le materie dall'italiano all'educazione fisica ed eravamo tanti in classe, si usciva all'una, l'attuale modulo e c'era tempo per fare tutto...riguardo i miei vecchi quaderni e c'è un abisso con quelli di mia figlia...scrivevamo in corsivo, scrivevamo tantissimo, ora si completano fotocopie in stampatello, abbiamo disabituato i nostri figli alla fatica, all'esercizio, li abbiamo esonerati dalla manualità e dalla creatività e i risultati sono devastanti...allora perché non tornare a un metodo che funzionava? Un percorso di apprendimento deve essere fatto di esercizio e di divertimento, ma anche di fatica, nel rispetto dei tempi e dell'individualità di ogni bambino, individualità che deve essere ricchezza e non ostacolo.

Oggi mia figlia è una bambina serena priva di etichette, lavoriamo molto cercando la chiave per la comprensione di ogni materia, abbiamo cambiato scuola e insegnanti...ci rimangono dei brutti ricordi che cerchiamo di sostituire con nuove esperienze piacevoli e la volontà di impegnarsi a fondo in un progetto che può aiutare altri bambini! 

Barbara

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