Grazie, è stato emozionante...

Grazie,  è stato emozionante...

Ieri ho immaginato Tommaso da grande che entrava nel teatro, si sedeva sui gradini dell'ingresso e istantaneamente tornava bambino, a quando aveva 4 - 5 anni, la vita era leggera e senza pensieri e ho pensato che è stato molto bello regalargli un posto in cui tornare per fare un tuffo nella gioia e nell'incanto, quando ne sentirà il bisogno o si chiederà: "Ma quando ero piccolo, cosa mi piaceva fare?"

Grazie "Gabrina" e grazie a tutto lo staff. È stato emozionante salutarvi ieri.

Claudia, mamma di Tommaso

Sono a ringraziare a tutti coloro che hanno ideato, realizzato e pensato ad ogni singolo particolare di questo bellissimo progetto.

Buongiorno,
Sono a ringraziare a tutti coloro che hanno ideato, realizzato e pensato ad ogni singolo particolare di questo bellissimo progetto. Alessandro ha frequentato 2 anni la scuola materna tradizionale ma, seppur avendo ottime qualità relazionali e rapporti di amicizia che si mantengono tutt’ora e, aver sempre espresso impegno e partecipazione nelle attività, il terzo anno non ha voluto ripetere l’esperienza, stanco di stare seduto ai banchetti a scrivere su più righe tutte le lettere dell’alfabeto e i numeri dall’1 al 10. La scelta di Maestri d’Arte per L’infanzia è stata quindi per noi una scommessa, poiché sapevamo che il bimbo avrebbe dovuto prepararsi all’entrata alla scuola primaria con una preparazione non inferiore ai compagni provenienti dalla materna.

L’esperienza è assolutamente andata a buon fine, mio figlio spesso a casa prende autonomamente un suo quaderno con le figure e scrive le lettere, non solo in stampatello, ha curiosità di scrivere parole, di ricopiare frasi intere. Ha vissuto questo apprendimento senza stress. Ricorda e canta motivi classici e, seppur in pubblico si intimidisca a ballare, ci mostra a casa i passetti visti dai compagni. È rimasto colpito dalle bolle di sapone, dai giochi dei maghi e dai costumi!

L’esperienza è anche servita a familiarizzare con l’ambiente culturale del teatro, Alessandro vive con entusiasmo ogni uscita culturale che facciamo, dai musei ai teatri. A settembre ero molto timorosa di quest’anno “diverso” ma ora che è giugno posso dire che è stato un anno meraviglioso e, seppur con fatica per gli spostamenti, penso di aver regalato, ad Alessandro, insieme a voi, un anno pieno di stimoli e interessi che daranno i loro frutti per tutta la sua crescita. Ora Alessandro attende, con tanta voglia, settembre per prendere quaderno e matita e muovere altri passi verso la conquista della scrittura e lettura e la sua crescita istruttiva. Mi scuso di essermi dilungata.

Grazie a tutti, Milena, mamma di Alessandro

Discalculia? Una testimonianza

Discalculia? Una testimonianza

Sono Alessandra Giaccone, mamma di tre figli.

Tutto ciò che creo con la stoffa e materiali affini, e l’insegnare la matematica ai bambini e ai ragazzi della scuola elementare e media, per me non è solo un lavoro ma una grande passione. Inoltre sono attiva nel sostenere l’obiettivo di “PENSARE oltre”, che ringrazio per dare a tutti noi la possibilità di confrontarci e ricevere aiuto. Non avrei mai pensato da ragazzina di intraprendere né la strada della creatività né quella dell’insegnamento.

Tutto è iniziato quando la mia prima figlia ha cominciato a frequentare la prima elementare: lì mi sono trovata ad affrontare una realtà ben diversa dalle aspettative, in una città non mia di origine, quindi con differenze di abitudini e mentalità. Il punto non era tanto la differenza di città, quanto quella d’insegnamento. Infatti, con il trascorrere del tempo dedicato alla ricerca per scoprire da quale fonte d’ispirazione fosse iniziato questo nuovo metodo d’insegnamento, io e mio padre, anch’egli insegnante e a me d’aiuto in questa indagine, siamo venuti a conoscenza del “metodo globale”. Io ho avuto una maestra proveniente dalla "scuola di pensiero” Montessori, quindi completamente diversa da quella del metodo globale.

Trascorsi i primi 3/4 mesi di scuola della bambina, mi sono resa conto della difficoltà nella lettura e nel riconoscere la fonetica di alcune lettere, così mi sono rivolta al pediatra di famiglia, che era anche uno psichiatra infantile, per avere una consultazione e un aiuto sia per me sia per la bimba. Mi ricordo che mi tranquillizzò subito dicendomi che la bimba non aveva nessun problema, che, invece, era sbagliato il metodo d’insegnamento della lettura e che purtroppo l’alfabetizzazione era passata come metodo “obsoleto”; sto parlando di quindici anni fa. Uno dei primi passi è stato allora verificare se anche altri compagni riscontrassero le stesse difficoltà, scoprendo che il problema si estendeva a gran parte della classe; così mi sono offerta di aiutare quei bimbi in “difficoltà”, sicuramente non per causa loro, insegnando l’alfabetizzazione ecc. Da quel momento è iniziata la battaglia contro un sistema d’insegnamento che crea grandi problemi nei primi anni di scuola, che non dipendono da ritardi congeniti o da malattia, ma solo e semplicemente da un metodo d’insegnamento sbagliato, il quale “etichetta” bambini che non rispettano i canoni di tempo prefissati ... da chi poi?! Mah!

In quindici anni di lavoro, studio, partecipazione a conferenze su DSA e ADHD, queste ultime organizzate dalle scuole stesse, mi sono resa conto della scarsa collaborazione degl’insegnanti con i bambini e ragazzi certificati DSA . Ho vissuto personalmente il disagio dei genitori, nel momento in cui le maestre comunicavano con loro e consigliavano di portare il proprio figlio da uno psicologo, per poi seguire tutta la trafila (snervante) dei test di valutazione ecc., perché il bambino non leggeva, o non aveva imparato le tabelline nei tempi previsti dalle maestre, o perché non riusciva a stare “incollato” alla sedia, o chiacchierava un po’ di più dei compagni, oppure era troppo frettoloso, o semplicemente faceva troppe domande. Io credo nel modo più assoluto che tutti i bambini, in un modo o nell’altro, arrivano a capire e a ragionare su qualsiasi cosa, l’importante è dare loro gli strumenti giusti perché possano usarli al momento del bisogno, quando e dove lo trovino opportuno.

Così facendo, a loro volta, gli stessi bambini hanno dato a me gli strumenti per ascoltare i loro silenzi, le loro paure di non saper fare, e assieme abbiamo affrontato, un passo dopo l’altro, tutte le difficoltà nate da un metodo sbagliato, il cui principale obiettivo è essere tutti uguali e con gli stessi tempi. Un bimbo un giorno mi disse: “Io non li capisco i problemi”. Io risposi: “Hai ragione, anch’io a volte non li capisco”. Lui mi guardò un po’ perplesso e replicò: “Non è possibile! Tu insegni matematica!” Allora ho fatto capire al bimbo che i problemi non sono solo quelli con i numeri e che i problemi, se esistono, è perché devono essere risolti; pertanto gli ho chiesto se voleva raccontarmi un suo problema. Lui mi raccontò che avrebbe voluto un gioco, ma la mamma non poteva comprarlo perché non aveva abbastanza soldi in quel momento, però dopo alcuni giorni la mamma gli comprò il gioco. Gli ho fatto notare che, sebbene non ci fossero numeri, lui aveva risolto il problema avendo ricevuto il gioco. Poi gli ho proposto di aggiungere i numeri: il costo del gioco, quanto aveva la mamma; e il bimbo ha risolto il problema con i numeri! Era talmente felice che non poteva credere di averlo risolto e vi posso dire che per le maestre era un bimbo discalculico.

Ognuno di noi ha i suoi tempi per ogni cosa, ragione in più per rispettare quelli dei bambini e imparare da loro che hanno molto da offrirci.

I bambini arrivano a qualsiasi ragionamento logico-matematico, non importa quale strada prendano o come ci arrivino, l’importante è giungere alla soluzione. Come? Saranno loro a dircelo.

Ringrazio “PENSARE oltre” per quest’opportunità di raccontare e condividere le mie esperienze e per avermi offerto di lottare con loro contro un sistema in cui la scuola “etichetta” i bambini “diversamente anormali”.

Alessandra Giaccone

Certo mi siete stati d'aiuto.

Certo mi siete stati d'aiuto.

Leggere i vostri articoli mi ha confortato spesso!

Mio figlio soffre di mal di testa fin dall'età di tre anni. Nel paese dove vivo non c'era un neurologo, ma un neuropsichiatra perciò siamo stati indirizzati li.

Nel cercare le cause del mal di testa è stata evidenziata l’ADHD. Il neuropsichiatra che lo seguiva fino all'anno scorso, quella che lo segue ora, la psicologa e chiunque è entrato in contatto con mio figlio Fabio (insegnanti, educatrici della ludoteca, istruttori di palestre, ecc. ecc.), non ha mai, e sottolineo mai, cercato di "curarlo" con farmaci, né mai cercato di cambiarlo. Ci si è sempre limitati ad ascoltarlo quando manifesta i suoi problemi, ad aiutarlo ad inserirsi nelle amicizie o in qualunque cosa gli crei difficoltà, ma senza servigli la "pappa pronta" bensì spronandolo a camminare con le sue gambe.

Ora Fabio è un adolescente di quasi 13 anni, gli episodi di mal di testa sono sempre meno e sempre meno fastidiosi (peraltro nonostante tutti i controlli non è stata mai stata evidenziata una causa organica), ha i suoi problemi adolescenziali che risolve con un sorriso senza abbattersi troppo, va bene a scuola (ha un Q.I. superiore alla media), ha un ottimo carattere, è generoso, espansivo, altruista. Certo, parla tantissimo e si intromette nelle discussioni, vuole stare al centro dell'attenzione, ma pian piano, crescendo, imparerà ad aspettare il suo turno per parlare, basta solo avere un pò di pazienza ed io sono certa che da grande sarà un grande uomo!!!

Non so se realmente soffre di “ADHD”, non so nemmeno se esiste questa "malattia", Fabio va bene così com'è!!!

La lettura dei vostri articoli mi ha molto confortato quando alcune persone rimproveravano continuamente Fabio per la sua irruenza ed io ero tentata di dar loro ragione, un pò per stanchezza e un pò per debolezza, cercavo di cambiarlo in modo che fosse come tutti lo volevano... Ma lui è così ed io posso solo aiutarlo a crescere, dandogli l'educazione e tutto il supporto di cui ha bisogno, lui come qualunque altro bambino considerato "normale".

Ho imparato leggendovi che non esiste un bambino normale, perché ogni bambino ha il suo carattere, i suoi tempi e che era perfettamente inutile rimproverarlo in continuazione o cercare di farlo star fermo e zitto...

Bastava semplicemente ascoltarlo, passare del tempo con lui ed amarlo. Tutto qua...

Rita L.

Complimenti per il vostro lavoro

Complimenti per il vostro lavoro

Seguendo voi possono capire come le persone sono state truffate da psichiatri e dalla società.

Il punto è che se accettano che il comportamento non sia una malattia, devono accettare anche che il comportamento deriva dall'ambiente che il bambino frequenta, cioè la casa e la scuola. D

Dunque vuol dire che spesso i responsabili di questi comportamenti dei bambini sono i genitori. Per questo si accaniscono contro e insistono che la malattia (Il Disturbo) esiste. Ciò rende le loro vite migliori e più facili... ma non quelle dei bambini, i quali diritti vengono completamente calpestati, per primo dai loro stessi genitori.

I bambini con il loro comportamento non fanno altro che segnalare che qualcosa non va e, invece di essere ascoltati e capiti, vengono ritenuti un problema e trattati da malati! Una civiltà che non rispetta i bambini non ha futuro.

Un saluto a voi di PENSARE oltre e soprattutto un GRAZIE per tutte le informazioni utili e straordinarie che date, ma soprattutto per sostenere il fatto che il comportamento non è una malattia!

Solo con questo principio si possono davvero aiutare e rispettare i bambini.

Daniele A.

I bambini non ascoltati

I bambini non ascoltati

Di Sabrina Deiana

I bambini non ascoltati e considerati alla stregua di soprammobili, tendono sempre ad imporsi in maniere particolarmente "visibili", con quelli che vengono comunemente chiamati capricci, in senso dispregiativo. Ma un bimbo "incontenibile" e "capriccioso" è, nel 90% dei casi, un bimbo che non riceve le attenzioni, l'ascolto e le spiegazioni di cui ha bisogno anche per capire i NO, o per metabolizzare situazioni difficili, quali, per esempio: l'arrivo di un fratellino, una separazione o anche la quotidianità che pure può essere incomprensibile nelle sue piccole infinite manifestazioni, per questo a volte causa di paure e malesseri.

Il trucco è, a mio avviso, ricordarsi che, quando c'è un bimbo in casa, tante cose devono cambiare; la nostra routine deve rallentare e la nostra disponibilità e pazienza devono moltiplicarsi, perché un piccolo essere umano in crescita ha bisogno di noi costantemente, ogni secondo. Una spiegazione data bene e subito, magari mettendosi all’altezza del bimbo, favorisce la comunicazione, la comprensione e avvicinano dal punto di vista emotivo. Bambini capiti sono bambini più sereni e di conseguenza, più tranquilli.

La medicalizzazione della scuola

La medicalizzazione della scuola

Commento estratto dai canali di comunicazione di Pensare Oltre 

Anna Brigandì, Presidente dell'Associazione Pedagogisti Educatori Italiani della regione Sicilia – 2013

"Come ho già detto in altre occasioni, sto maturando l'idea che la somministrazione di psicofarmaci sia l'elettroshock degli anni 2000. Una barbarie che ti spegne il cervello e danneggia l'organismo! La tecnica è diversa, ma il risultato non cambia...

È abbastanza diffusa la "credenza" e la "costruzione socioculturale" della funzione curativa di un fantomatico disturbo, da parte dell'approccio psichiatrico e farmacologico (mediante l'assunzione di psicofarmaci anche da parte dei bambini).

Forse la voce dei pedagogisti, negli ultimi anni, è stata debole rispetto a tematiche concernenti aspetti educativi, pur essendo proprio la pedagogia la scienza dell'educazione in grado di considerare l'infanzia come una risorsa ed un'opportunità che necessita dei suoi graduali tempi di crescita e di maturazione.

Ma adesso, come professionisti dell'educazione, abbiamo deciso di far sentire con maggiore determinazione la grande valenza e genuinità dell'istanza pedagogica.

Vogliamo garantire più pedagogia a tutti i bambini (e non solo), predisponendo le condizioni per un intervento educativo, preventivo e promozionale delle risorse e potenzialità insite in ciascuna persona. È cominciato il percorso di coscientizzazione degli effetti deleteri della dilagante ottica patologizzante, anche di aspetti che spesso sono riconducibili alle caratteristiche individuali di ognuno di noi. Per concludere "non è mai troppo tardi per andare oltre" e, noi pedagogisti potremmo aggiungere, intervenire al fine di informare la società di quella che è la nostra prospettiva pedagogica, perché in grado comprendere i bisogni insoddisfatti o dei disagi, che spesso a causa di una NON o MALA EDUCAZIONE vengono letti o addirittura trasformati come disturbi."

Le mie riflessioni dopo aver visitato il sito - Julian R. (14 anni)

Julian R. Palma (14 anni) 

Gli psichiatri diagnosticano su bambini e adolescenti, "malattie" e "disturbi mentali" che a quanto pare sono una vera e propria invenzione, basandosi su test costituiti da domandine idiote, quali per esempio:

  • ‐ "È felice per la maggior parte del tempo?"
  • ‐ "Muove spesso mani e piedi in modo irrequieto?"
  • ‐ "Quando gioca è rumoroso?" … e così via.

La cosa che più mi ha colpito è che questi "disturbi", sono stati classificati come specifiche malattie, non perché siano state realmente scoperte con metodo scientifico, ma perché decise tramite votazione di maggioranza.

Studiando questi argomenti ho potuto comprendere che molti cosiddetti “disturbi”, come la dislessia, la disortografia, la discalculia, ecc.… sono stati spesso predeterminati da coloro che si occupavano di psicologia e pedagogia.

Questi, infatti, consigliarono circa quarant'anni fa di eliminare dalle scuole i metodi di insegnamento tradizionali come il "metodo alfabetico", sostituendolo con il "metodo globale o visivo", con il quale le parole si dovrebbero indovinare: poi però se sbagli sei malato! Si è visto infatti il danno globale causato da questo metodo!

Invece di cercare una teorica causa fisica, non hanno mai pensato che forse ci vorrebbe un vero metodo di apprendimento?

Non si dovrebbe insegnare ai bambini a leggere e scrivere correttamente, invece di dire poi che esistono alcuni che non ne sono capaci a causa di disabilità costituzionali?

La cosa che più mi ha sorpreso è la teoria genetica della dislessia e altri disturbi similari dell'apprendimento, che dà un’idea di inevitabilità e giustificherebbe l'obbligo di sistemi e terapie mirati per risolverla.

Per l’ADHD e i Disturbi del comportamento è ancora peggio. Questo perché sostengono, senza prove mediche oggettive, che ci sia un’alterazione neurobiologica o uno squilibrio chimico nel cervello, e dunque prescrivono psicofarmaci (che sono come le droghe) per sedare i sintomi del bambino. O meglio, “zombiezzarlo”.

Subito mi ha fatto venire in mente l'Eugenetica dell'ottocento, ideologia che si prefiggeva di perfezionare la specie umana cercando di eliminare i caratteri fisici e mentali ritenuti negativi. Ideologia largamente adottata dal Nazismo, che ha portato allo sterminio di esseri umani considerati indesiderabili! Quale futuro dovremmo aspettarci a causa di questo "apparato psichiatrico"?

Io ho 14 anni e mi ritengo davvero fortunato perché i miei genitori mi hanno sempre aiutato fin da piccolo ad apprendere in modo giusto, mi hanno guidato, fornendomi delle basi per studiare e superare le eventuali difficoltà e trovare un modo graduale di migliorare me stesso maturando un passo alla volta.

Spero che questo immenso e dannoso inganno della psichiatria sia al più presto smascherato e che decada come tutte le cose inutili o peggio, dannose, in una società.

Grazie per il vostro straordinario contributo di informazione Scientifico–Culturale.

Intorno al metodo globale

Intorno al metodo globale

Commenti conseguenti alla lettura dell'articolo "Alla ricerca del principio alfabetico" , provenienti dai vari canali di comunicazione web di Pensare oltre.

Simona, 2013

"Ho avuto l'immensa fortuna di aver frequentato l'istituto magistrale. Il mio insegnante di pedagogia e didattica era un uomo straordinario, grande filosofo e uomo di cultura. Ci ha insegnato e fatto assimilare l'amore per l'arte di insegnare, il rispetto verso il fanciullo che cresce e che per crescere ha bisogno di essere amato, ha bisogno di pazienza, di essere rispettato nella sua diversità e nella sua bellezza interiore, compresa di sensibilità, spirito critico, fame di conoscenza!! Sono fortunata perché ho avuto il buon senso di far conoscere a mia figlia le lettere, i fonemi, i numeri, come una sorta di gioco. Non mi importa che a 4 anni conosca le lettere e le sappia leggere, la cosa che mi importa è che abbia conosciuto un poco alla volta il magico mondo dei segni che rappresentano la realtà! Così a scuola non dovrà “subire” il nuovo metodo didattico ASSOLUTAMENTE SBAGLIATO!!"

Cristiano, 2013

"Questo è assolutamente vero e, purtroppo, ho avuto modo di constatarlo anni fa quando mia figlia frequentava la 1° elementare. Per fortuna sono intervenuto in tempo applicando il vecchio e sano metodo alfabetico. La cosa assurda è che la maggior parte degli insegnanti si rendono conto che questo metodo non funziona ma sono legati ai “programmi ministeriali” e non possono fare molto per rimediare. La cosa triste è quando i bambini, rovinati da questo sistema di insegnamento folle, vengono bollati come malati e indirizzati ad assurde terapie farmacologiche."

Sara, 2013

"Mannaggia come è vero! Mi sono trovata nella stessa situazione dove la seconda settimana di scuola la mia bimba doveva scrivere una pagina di nome e cognome in corsivo e mi sono trovata sola a lamentarmi del compito, ma tutti mi rassicuravano che il metodo funziona! Risultato... Iniziamo la terza, odiamo leggere e la scuola, non azzecchiamo una doppia! Ma alla fine finiremo le elementari anche noi!"

Tiziana, 2013

"NONOTESTILNIOVITA E VIVOIO DENE... ecco come scrive oggi mio figlio, che frequenta la seconda elementare. Dalla prima settimana sono stata dubbiosa sul metodo usato dall'insegnante, poiché i bambini scrivevano da soli il compito (copiando dalla lavagna) già dalla prima settimana. Hanno scritto dai primi giorni paroline lunghe (molto stampatello, nei 2 caratteri), e dopo circa 30 giorni dall'inizio della scuola gli è stata assegnata la lettura di una pagina del libro; premetto che mio figlio non ha fatto quasi per niente la prescrittura all'asilo e che, a detta della maestra, ed io confermo, il piccolo in prima è partito da sotto zero. Risultato: dopo tre mesi dal primo giorno di scuola mi ha parlato di "maestra di sostegno" per lui... e, a gennaio, mi ha detto che il bimbo doveva essere visto da un neuropsichiatra perché era DISGRAFICO, e che non stava mai composto nel banco. Nel frattempo lei, per aiutarlo, ha fatto fare al piccolo un programma a parte di prescrittura e non l'ha fatto più leggere, facendogli pensare che non ne fosse capace! E rendendolo spettatore dei progressi dei compagni... Risultato? Ansie in famiglia, mio figlio? DEMOTIVATO, ARRABBIATO, FRUSTRATO!... Oggi è ancora sotto osservazione dalla neuropsichiatra (test intellettivi superiori alla norma) che, dalla fine di giugno, ha rivisto il bimbo la prima settimana di settembre, e mi ha detto: "Questo bimbo ha fatto dei passi da gigante sia nella lettura che nella scrittura". COME HA FATTO A MIGLIORARE da giugno a settembre, visto che in quel periodo non c'è scuola??? Con l'aiuto dei quaderni vecchi della sorellina, mi sono resa conto che il metodo usato dalla maestra di mia figlia era assolutamente diverso: una letterina veniva scritta e riscritta per quattro pagine associata a brevi paroline e seguita poi dalle sillabe, ad es.: P PA, PE PI, ecc… Mi sono informata su internet e ho trovato alcuni suggerimenti su come approcciare, motivare e gratificare il mio piccolo, e ci sono stati significativi miglioramenti. Soprattutto è migliorato il momento dei compiti, che prima era una guerra!! Mi rendo conto che C'E' ANCORA TANTO DA FARE, ma resta il fatto che, anche se c'è stata una presa di coscienza da parte dell'insegnante su qualche errore commesso, sono convinta che lei abbia ancora molti PREGIUDIZI e comunque il METODO è SEMPRE QUELLO! Sono molto combattuta se far cambiare o no la scuola a mio figlio, anche perché ho paura di trovarmi in una situazione peggiore!! GRAZIE a PENSARE OLTRE che avvale la mia teoria, cioè che mio figlio è VITTIMA DI UN METODO! ...Però io piccola piccola come posso affrontare il gigante SISTEMA???

Alessandra, 2013

"Sono stata fortunata, con il terzo figlio la sua maestra ha adottato l'alfabeto... ho tirato un sospiro non mi sembrava vero! Ho dovuto lottare con gli altri figli e continuo a farlo a favore dei figli non miei. Perché non riescono a capire quanti danni fanno con il metodo globale? Ma....."

Barbara, 2013

"Io ci sono passata in prima persona con mio figlio, circa 8 anni fa... diagnosi: dislessico‐discalculico! ..."dovrà fare sedute di logopedia/insegnante di sostegno ecc..."..."non imparerà mai a leggere e scrivere senza fare errori!" Dopo una presa di coscienza sull'accaduto mi sono documentata per bene, ho capito che il tutto era un'enorme business senza reali conferme scientifiche, che pendeva sulla testa dei bambini/ragazzi etichettandoli per sempre! Mi sono battuta, ho cambiato scuola a mio figlio e l'ho fatto togliere da questo sistema/circolo senza uscita, faticando, è stata dura, ma alla fine ho vinto! Dato che abbiamo cambiato comune di residenza, questo ha coinciso con l'inizio della prima media di mio figlio. Non c'è stato nessun passaggio di informazioni da scuola a scuola e nessuno si è "ACCORTO" che lui fosse dislessico (perché non lo era)... Morale della favola sta facendo le superiori, sa leggere e scrivere senza fare errori, sulla matematica è un disastro perché la odia, come la sottoscritta!"

ADHD e DSA Forzare una diagnosi

ADHD e DSA Forzare una diagnosi

Testimonianza di Alessandro e Clara

Salve, sono un genitore e vorrei raccontare la mia esperienza nel gestire le problematiche educative della scuola primaria. Ho un figlio, Nicolas, che ha adesso 11 anni ed ha appena terminato la 5° elementare con una media di voti dal 7 all’8.

Cominciamo dall’inizio. Ho iscritto mio figlio alla prima elementare a Milano alla Scuola Statale sita in viale Luigi Bodio, in una classe che era composta per i tre quarti da extracomunitari e per un quarto da italiani. Dopo pochi mesi l’insegnante d’Italiano si lamenta che Nicolas è distratto e non socializza con gli altri. Inoltre, mi dice, non è uniformato agli altri. Per sottolineare il fatto mi racconta un episodio, nel quale lei aveva disegnato un’ape alla lavagna ed aveva chiesto ai bambini della classe di ricopiarla sul loro quaderno. Mi racconta che tutti avevano disegnato l’ape come alla lavagna e che mio figlio invece aveva variato il soggetto, disegnando “l’ape mostro”, e che questo era ovviamente un indice della sua diversità. Io ricordo di averle risposto che ero contento che mio figlio fosse un bambino creativo e che pensasse con la sua testa invece di percepire soltanto l’ambiente per quello che era. L’insegnante dissentiva e diverse volte durante l’hanno scolastico ha incitato me e mia moglie a vedere uno psicologo. Per il primo anno siamo riusciti a sviare la pressione che ci veniva fatta in quella direzione.

Nicolas supera la prima con molti commenti negativi da parte degli insegnanti. Inizia la seconda elementare e subito, dopo un mese, l’insegnante di Italiano riprende la sua insistenza per far vedere Nicolas ad uno psicologo. Ribadisce che non socializza e che è sempre distratto, inseguendo le sue fantasie.

A nulla valgono le mie rimostranze sul fatto che, a mio parere, per un bambino la vita interiore è importantissima, che Nicolas a me appariva molto desideroso di capire, ma il metodo nozionistico della scuola attuale lo penalizzava. Io e mia moglie, per cercare di acquietare le acque, andiamo a parlare con la Dott.ssa indicataci dall’insegnante d’Italiano e scopriamo che è una psichiatria del reparto di Neuropsichatria infantile di Milano.

Parlando con lei, minimizziamo le difficoltà evidenziate dalle insegnanti, sottolineando che a parer nostro non c’è nessun problema. La situazione si calma per qualche mese, ma poi l’insegnante d’Italiano riparte all’attacco, cercando di mettere in cattiva luce me e mia moglie, perché secondo lei “non ci preoccupavamo del futuro di Nicolas e delle sue difficoltà”. Decidiamo di toglierlo dalla scuola e di fargli terminare la seconda elementare sfruttando la possibilità della scuola parentale. Mia moglie si fa dare il programma da svolgere e si occupa dell’istruzione di Nicolas preparandolo per gli esami di seconda elementare, che Nicolas supera da privatista (con le stesse insegnanti) con la media del 7. Visto però che le relazioni con gli insegnanti erano compromesse, ci trasferiamo da Milano a Madone, in provincia di Bergamo, dove mia moglie ha una casa, e lo iscriviamo in terza ad una Scuola Statale a Capriate San Gervasio. Dopo il primo mese la nuova insegnante d’Italiano inizia con le sue proteste sul rendimento di Nicolas. Secondo lei, lui è indietro con il programma e questo lo rende incapace di stare al passo con il resto della classe. Noi la rassicuriamo dicendole che se ci lascia un po’ di tempo, Nicolas recupererà e raggiungerà la preparazione del resto della classe. Per tutto l’anno, Nicolas ha usato tutto il suo tempo per studiare e fare compiti. Usciva da scuola alle 17 e poi faceva compiti fino alle 20, e così anche il sabato e la domenica, quando anche noi genitori eravamo impegnati ad aiutare lui a passare attraverso le molteplici richieste della scuola. La nostra vita sociale, ovviamente, si è interrotta perché non restava tempo per fare nient’altro. Nonostante il nostro impegno, l’insegnante di Italiano continuava a lamentarsi dello scarso rendimento.

Mi sono allora rivolto a mio padre e mia sorella, entrambi insegnanti, per verificare con loro i soggetti di studio d’Italiano e scopro, con grande sorpresa, che l’insegnante di Italiano di Nicolas stava portando avanti il programma di 5° elementare, nonostante fossero solo in 3°!! Chiedo ragguagli e lei mi spiega che questi sono i suoi standard. Arriviamo con fatica a fine anno e Nicolas supera la terza elementare.

All’inizio della quarta elementare, dopo poche settimane, ricominciano le pressioni per mandare Nicolas a parlare con uno psicologo e per fargli avere un insegnante di sostegno. La situazione diventa insostenibile, anche perché c’erano continue allusioni al fatto che io e mia moglie sembrava “non volessimo il bene di Nicolas”. A gennaio decidiamo di ritirare Nicolas dalla scuola e farlo seguire da un’insegnante privata, che lo seguirà per la quarta e la quinta. Nicolas ha poi superato facilmente gli esami sia di quarta che di quinta. Lo abbiamo iscritto alla Scuola Secondaria per iniziare la prima media e confidiamo che le cose andranno meglio. Nicolas è un ragazzo sempre contento e sorridente, spiritoso e creativo. Disegna, fa foto e video che elabora con il suo IPad. Ha probabilmente un futuro nel mondo della grafica video. Va molto più d’accordo con gli adulti che con i ragazzi della sua età ed è molto interessato alle persone.

Mi rendo conto che la scuola non riesce a prendersi cura dei ragazzi in modo competente e personalizzato. In parte è dovuto alla mancanza di strumenti, in parte alla mancanza di preparazione degli insegnanti. Senz’altro c’è un problema culturale relativo al considerare i bambini tutti uguali. Questa idea di cercare di “uniformarli” viola il principio umano di essere se stessi. La scuola dovrebbe aiutare i bambini a tirar fuori le loro abilità intrinseche, invece di sottolineare continuamente le loro mancanze e difetti.

Io e mia moglie, certi di questi principi, abbiamo lottato per difendere il diritto all’istruzione di nostro figlio.

Ci rendiamo conto che non tutti i genitori riescono a mantenere la loro posizione con la stessa determinazione e caparbietà con cui io e mia moglie abbiamo agito e che spesso questo crea problemi all’interno delle famiglie.

Pensiamo che sia necessario cambiare i concetti culturali del diritto all’istruzione e sono rimasto molto contento quando ho scoperto l’iniziativa di PENSARE oltre ed ho visto la vostra incessante attività culturale ed i principi che vengono spinti, che io e mia moglie condividiamo in pieno.

Grazie per quello che state facendo.

Pensate al futuro dei vostri figli. Rifiutate qualsiasi certificazione

Tutto è cominciato in un asilo di un comune dell'Alta Valdera, colline Pisane, dove abitiamo. Io sono per metà italiana e per metà svizzera, ho vissuto a Lima, in Perù, per una parte della mia vita. Io e mio marito abbiamo scelto di vivere in questo per far crescere la nostra famiglia immersa alla natura.

I problemi sono cominciati appena abbiamo scelto di portare i nostri figli in uno dei due asili del comune. Nostro figlio, di carattere riservato, diffidente verso gli sconosciuti, allegro e pronto a nuove esperienze, nostra figlia sempre di buon umore, allegra e positiva. Durante il terzo anno di scuola primaria abbiamo improvvisamente notato in nostro figlio un malessere sempre maggiore. I bambini ci iniziarono a raccontare che a volte venivano puniti da una delle suore o dalla maestra. Nostro figlio di carattere riservato veniva trattato a volte come "asino", umiliato e offeso. Alla fine nel mese di Gennaio abbiamo cambiato scuola ai nostri figli. Ho notato che in altri paesi anche questo era una prassi. E un genitore che insegna determinate cose a suoi figli rimane stupito di tali modalità. Più tardi, in un racconto di classe, in italiano, nostro figlio ha raccontato nei dettagli quello che subì in quella scuola. Un racconto che scioccò la sua Professoressa: offese gratuite, venne messo in piedi su una sedia davanti ai compagni, ceffoni sulla testa, insulti nei miei confronti in quanto straniera, terribili punizioni. Nostro figlio, intimorito e sempre più chiuso, venne bullizzato da certi compagni durante la scuola primaria, somatizzando con mal di pancia e mal di testa. Aveva perso autostima. Anche durante la scuola prima e le scuole medie i problemi sono continuati.

In seconda media, a cena, nostro figlio ci racconta di aver sentito la professoressa di italiano e la docente di matematica parlare di lui circa una possibile DSA. Pochi giorni dopo sono stata chiamata da loro e mi dissero che avevano riscontrato "forse DSA e discalculia" dandomi nome e numero cellulare di una neuropsichiatra per fissare un appuntamento per test e certificazione. Mi rassicurarono dicendomi che non era un problema e che c’erano più di cento allievi con questi "disturbi". Io e mio marito abbiamo deciso di comune accordo di cambiare per l’ennesima volta la scuola a mio figlio. Appena arrivati nella nuova scuola media i docenti erano già stati informati sui “disturbi” di mio figlio dal precedente istituto.

A consolare la nostra disperazione siete arrivati voi di PENSARE oltre! Abbiamo diffidato i due istituti, pena una denuncia, di esercitare test di qualsiasi tipo a scuola, in modo da evitare qualsiasi tipo di certificazione.

Stessa odissea anche per nostra figlia: alle media la professoressa di italiano, storia e geografia insinuò che era "dislessica". In entrambi i casi ho notato, invece, parecchi “disturbi” nell’insegnamento:
- i metodi di scrittura e lettura creavano confusione. Notai che i miei figli avevano problemi con certe consonanti nel corsivo e scrivevano in stampatello. Allora, spiegai loro l'importanza di imparare bene la differenza tra lo stampatello e il corsivo e cercai di insegnarglielo con lettura ad alta voce e scegliendo dei libri per migliorare il vocabolario;
- la matematica veniva insegnata in modo complicato. Sono stati abbandonati i metodi semplici ma efficaci del passato;
- palesi atteggiamenti di favoritismo verso parentele e divergenza di atteggiamento verso bambini stranieri o nei confronti di studenti problematici.

Negli anni ho trovato maestre e professori che spiccavano in mezzo ad altri per la loro passione. L'uso (o abuso) delle certificazioni lo conoscevo perché diffuso all'estero (in particolari in Paesi anglofoni), mai mi sarei immaginata che venisse anche qui.

Ora i nostri figli frequentano le scuole superiori, sono sereni, ha recuperato la loro autostima grazie alla perseveranza mia e di mio marito. Molti loro compagni con certificazioni hanno perso la voglia di studiare a causa di genitori che hanno fatto altre scelte. Ritengo che sia necessario cambiare metodi e proteggere i bambini da qualsiasi certificazione.

Continuo a diffondere il messaggio di PENSARE oltre. Non finirò mai di ringraziarvi, con le vostre informazioni avete salvato il futuro dei miei figli.

A seguito della lettura dei vostri libri...

A seguito della lettura dei vostri libri...

Grazie agli studi fatti coi libri e manuali del movimento culturale PENSARE oltre ed alla loro applicazione, ho avuto modo di osservare la funzionalità dei dati e mi sono permesso di sviluppare delle massime/aforismi a beneficio di coloro che possono essere interessati nel miglioramento dell'istruzione scolastica:

1) NON CI SONO BAMBINI INCAPACI. CI SONO INSEGNAMENTI NON IDONEI.
2) "INSEGNAMENTO" FORZATO, CREA RIBELLIONE... è CONTRO NATURA ED è L'ORIGINE DEL BULLISMO.
3) L'INSEGNAMENTO, DEVE ESSERE UN GIOCO E NON UNA FORZATURA.
4) I GRANDI MAESTRI NON CERCANO NELL'ALLIEVO COSA NON VA... LO CERCANO NELL'INSEGNAMENTO.
5) NEI BAMBINI, MALE NON VI è E TIMORE NON avverrà... LA SFIDUCIA PORTA TIMORE ED IL BENE IN ESSO NON avverrà.
6) SE IL BAMBINO NON IMPARA, è NELL'INSEGNAMENTO CHE CERCAR DOVRAI ciò CHE NON VA.
7) LA CORRETTA ISTRUZIONE SCOLASTICA, CONSOLIDA LA sanità MENTALE già PRESENTE NEI BAMBINI... Le complessità MIRANO AD ALIENARLA.
8) LA SCUOLA è - O DOVREBBE ESSERE - IL LUOGO DOVE L'essere ACCRESCE LA PROPRIA CONOSCENZA E SVILUPPA LE PROPRIE abilità.

Franco Frijio
15 luglio 2018

Ho rifiutato di certificare mia figlia!

Ho rifiutato di certificare mia figlia!

Tutto è iniziato alla fine della seconda elementare.

Sono stata convocata dalla maestra di S. per un colloquio; le maestre dissero che era lenta, scambiava la “p” per la “b”, la “c” per la “g” e così via, non riusciva a fare i calcoli a mente e mi consigliarono di farle fare un “pdp” (Piano didattico personalizzato).

Mi diedero un appuntamento con la direttrice della scuola, ci consegnarono il pdp chiedendoci di portarne una copia alla pediatra per avere un’impegnativa con un neuropsichiatria. Un giorno mi chiamò la psicologa della scuola dicendomi che in base ai test effettuati S. era dislessica.

Poi arrivò la richiesta di etichettarla come “disgrafia” e “discalculica”. Navigando su internet ho trovato la mia salvezza: PENSARE oltre! Ho guardato tutti i video, letto il sito e i post su Facebook. Mi sono chiarita la mente. Ho rifiutato di certificare mia figlia!

Nel frattempo le maestre continuavano a offrirle il quadernone. Io le ho detto di non accettarlo perché le cose belle della vita si ottengono attraverso il coraggio, la determinazione, l'impegno, e che non servirebbe a niente copiare dal quadernone. Quello era un appiglio per i bambini che hanno smesso di credere in loro. Ho fatto di tutto per aiutarla e per farle recuperare.

Ora non scambia più le lettere, va molto bene sia in italiano che in matematica. Finalmente sono serena. Non viene più presa in giro dai suoi compagni per il quadernone, grazie a Dio e a PENSARE oltre ora siamo in pace. Coraggio e tenacia mi hanno salvato. La mia incrollabile fede mi ha sostenuto nei tanti momenti difficili. Vi consiglio di riflettere bene prima di firmare qualsiasi documento per i vostri figli.

Dobbiamo credere nei nostri bambini

Dobbiamo credere nei nostri bambini

Ora Gabriele ha 12 anni, ha finito la prima media ed è un ragazzino sereno, sveglio e dalla mente aperta.

Ma ha rischiato di non essere così.

Nel 2012 Lele cominciò il suo primo anno di scuola elementare e dopo pochi mesi, immediatamente prima di Natale, le maestre ci convocarono per comunicarci le difficoltà del bambino a porre attenzione alle lezioni, a stare fermo nel banco e a mantenere in ordine le sue cose. Ricordo che io sorrisi.

Premetto che da un paio di anni era avvenuta la mia separazione dalla madre ed i rapporti erano tesi anche se non drammatici. In quell’occasione però lei prese la palla al balzo per esprimere tutte le sue convinzioni che il piccolo avesse qualche disturbo adducendo a un presunto carattere ereditario nella sua famiglia.

Ne volle parlare con la pediatra di Gabriele; la quale, anche di fronte all’esibizione dei quaderni ed ai racconti fatti, si dimostrò molto serena chiudendo con un semplice “è semplicemente piccolo, lasciatelo crescere”. La cosa però non andava bene alla madre che decise di voler approfondire ulteriormente le sue ragioni e prese un appuntamento con un noto neuropsichiatra infantile.

Andai all’appuntamento convinto che si sarebbe rivelato inutile ed invece, sull’insistente racconto della madre il professore escluse categoricamente le mie ragioni adducendo che “i padri non vedono mai certi problemi” e sentenziò, semplicemente scambiando qualche parola con il bambino dopo averlo fatto camminare su una linea del pavimento, che si trattava di un sicuro caso di ADHD per cui sconsigliava i test presso le strutture pubbliche che avrebbero comportato il ricovero del bambino e caldeggiava la propria clinica dove per 2.400 euro avrebbe condotto i test e redatto la relazione per la direzione scolastica. ADHD? Mai sentita nominare e presi tempo, mentre la madre che invece insisteva sull’urgenza.

Fu a questo punto che incontrai Pensare Oltre e cominciai a documentarmi conoscendo un mondo a me sconosciuto. Un mondo fatto di congetture e opportunismo in cui, a farne le spese, sono i bambini. Mi resi conto del business strisciante dei “disturbi” e del pressapochismo nell’emettere diagnosi e prescrizioni.

Ovviamente mi opposi a proseguire con test senza alcuna valenza scientifica e dall’esito scontato e di contro ricevetti una notifica dal tribunale a seguito della richiesta della madre di togliermi la patria potestà per poter procedere ad urgenti terapie mediche.

Ne seguì un procedimento giudiziario e mi preparai alla prima udienza. Tramite PENSARE Oltre entrai in contatto con una nota pedagogista che andai a trovare a Roma presso l’Istituto Nazionale di Pedagogia Familiare. La dottoressa mi raccontò delle menzogne sui “disturbi” e delle conseguenze di una bollatura ADHD per un bambino. Con il materiale fornito produssi una lunga nota difensiva e mi presentai davanti ai giudici. Il collegio era assolutamente impreparato sulla materia e, dopo aver espresso la mia opinione, dispose un incontro tra la pedagogista e la madre di Gabriele, nonché il deposito in tribunale della prima pagella del piccolo ed una ulteriore udienza prima dell’inizio del nuovo anno scolastico.

La pagella presentò voti positivi, la madre rifiutò categoricamente l’incontro a Roma e alla nuova udienza tutto si chiuse con un nulla di fatto e la vicenda si chiuse lì. Ho salvato mio figlio…

Da quel momento ho sempre seguito l’argomento “disturbi” e ho dato ascolto e raccontato la mia esperienza a decine di genitori che sono incappati in questo sconfortante mondo. In alcuni casi le storie che raccontavano erano davvero devastanti, fatte di paure di trattamenti farmacologici. Poveri bambini! A tutti ho sempre consigliato di informarsi tanto, studiare, seguire PENSARE Oltre e, soprattutto, credere nei propri bambini.

Agostino

La scuola che tarpa le ali - Testimonianza di una mamma

Sono mamma di un ragazzo di 14 anni che 4 anni fa è stato diagnosticato come BES (presunto disturbo dell’attenzione focalizzata) e di una bimba allegra e piena di fantasia di 7 anni. Dal primo anno di elementari la sua insegnante ha avuto la convinzione che potesse avere dei disturbi di comportamento e apprendimento. Mia figlia fin dall’asilo ha dimostrato curiosità, molta indipendenza e un carattere socievole. Alle elementari si è trovata improvvisamente a dover stare seduta cinque ore con un metodo frontale, vecchio e obsoleto. Mia figlia non corrispondeva ai canoni che richiedevano le insegnanti ( non dico la scuola ma gli insegnanti perché sono loro che fanno la scuola ); io non volevo che potesse succedere come a mio figlio grande.

Queste presunte diagnosi lo hanno portato ad avere ansia verso la scuola e grandi insicurezze verso se stesso. Anche durante gli anni alla scuola media le cose non sono andate meglio, anzi.

Vorrei concludere con la risposta che mi ha dato mia figlia quando le ho detto che la sua insegnante esigeva più impegno nello studio della matematica: «Mamma, a me piace studiare ma non troppo perché altrimenti mi si chiude il buco della fantasia». Io allora le chiedo cosa intendesse, e lei: «sì, mamma il buco della fantasia serve per rimanere bambini e per essere felici, liberi e coraggiosi».

Io ci ho pensato e ho guardato mia figlia con commozione e orgoglio. Ho capito che non ha alcun disturbo, semplicemente non è disposta a barattare la sua enorme fantasia con l’aridità del nozionismo.

Anonima

Lo sport e le arti sono fondamentali per stimolare lo sviluppo cognitivo dei bimbi

di Alma Manera

Tra i maggiori argomenti d’interesse per le mamme ed i papà c'è sicuramente la gratuità degli asili ed il tempo prolungato e/o l’indennità alle mamme (almeno i primi tre anni di vita dei figli) e la possibilità di rendere le discipline extra curriculari gratuite, come ad esempio la musica considerata parte integrante del patrimonio di ogni nazione.

Tra le discipline che sicuramente sono di sicuro apporto per l’educazione dei piccoli, oltre la musica, ci sono la danza, la recitazione, le arti visivo/figurative e la conoscenza di almeno una lingua straniera.

Sarebbe importante oltre ad avere la garanzia delle educatrici/insegnanti delle discipline principali, di assicurare delle figure anche part-time che insegnino nello specifico le discipline artistiche, così come quelle legate all’attivita motoria: lo sport, come le arti sono fondamentali per stimolare lo sviluppo cognitivo dei bimbi, la curiosità di esplorare mondi dove si può creare ed usare dei linguaggi alternativi.

E’ importante impegnare i piccoli anche con le arti figurative, stimolando la fantasia con il disegno e la manipolazione creativa.

Come possiamo accelerare questo processo e migliorare la didattica della scuola? Come si possono sensibilizzare le giovani generazioni se si rinuncia alla bellezza nel senso più elevato che rappresenta l’arte?

Le discipline artistiche che prima ritrovavamo negli ordinamenti scolastici, come mai invece di rafforzarsi nei programmi educativo/didattici si stanno perdendo?

Come possiamo collaborare affinché vengano integrate in modo efficace e continuativo (partendo dalla scuola dell’infanzia) le discipline artistiche e le materie cosiddette complementari diventare principali?

Servirebbe anche monitorare le istituzioni di Alta Cultura come I Conservatori e le Accademie dove alcune materie già obbligatorie sono diventate facoltative, come ad esempio L’Arte Scenica che comprende anche gli studi di Storia del Costume.

Serve maggiore chiarezza ed è proprio nel processo didattico educativo, partendo dalla scuola dell’infanzia che va fatto un intervento importante.

A questi interrogativi si potrebbe trovare risposta in modo fattivo; per questo ci sta pensando ed è grande l’attezione che sta ponendo con serietà d’impegno, il movimento “Pensare Oltre"

Con un nuovo progetto-esperimento dal naming “Maestri d’arte per l’infanzia" (www.maestridarteperlinfanzia.org) che proprio in questi giorni è stato reso pubblico e si sta portando alla ribalta della cronaca.

di Alma Manera al link conilsolesulviso.it

L’educazione al giorno d’oggi

L’educazione al giorno d’oggi

Viviamo in un’epoca “particolare” e nel corso della lettura capirete il perché… Prima mi soffermo su alcuni punti e valori che oramai sembrano essersi smarriti del tutto. I giovani di oggi hanno tutto facilmente e di conseguenza si è perso lo stimolo della conquista di quello che si desidera... Tutto questo purtroppo è spesso consolidato dall’accondiscendenza senza riserve dei genitori che sono convinti di gratificare i propri figli in questo modo… Perché (e questo è sempre accaduto) il modo di fare e di vivere di una persona nasce dall’educazione ricevuta… E nel corso degli ultimi anni, dove la vita è diventata più frenetica, con ritmi velocissimi nel mondo del lavoro e non, i genitori sono talmente preoccupati a “produrre” per mandare avanti famiglia e non solo da trascurare però una seria e rigida educazione come c’era una volta… Quindi sin da piccoli viziano i propri pargoli, perché come si sa, dire sempre si è facile, dire no ad un figlio è difficile perché nasce uno “scontro” e quindi più si va avanti più si hanno generazioni di “viziati”, passatemi il termine. La pedagogia è la scienza umana che studia l’educazione e la formazione dell’uomo nel suo intero ciclo di vita. Non si occupa esclusivamente dei bambini e dell’infanzia, ma, anche di adolescenti, giovani, adulti, anziani e disabili ovvero delle altri fasi della vita.

Insieme alle altre Scienze Umane si rivolge dunque ai contesti formali, non formali e informali dove avviene il processo di ”trasformatività” proprio della Pedagogia stessa. Educare significa “tirar fuori” il meglio che c’è dentro alla persona, ovvero valorizzare quanto di buono ci sia potenzialmente in un individuo. L’educazione consiste in un rapporto tra due persone: un educatore e un educando. L’educatore deve adeguarsi ( e di conseguenza adeguare l’intervento educativo) al livello dell’educando, comprendendo i suoi bisogni e incentivando le sue competenze. Il pedagogista è un educatore che si occupa della gestione di attività di orientamento scolastico e professionale, di direzione, supervisione, progettazione, coordinamento, direzione ed attuazione di progetti per la formazione professionale, l’aggiornamento, la qualificazione, la riqualificazione e la selezione del personale nell’ambito di enti, istituzioni, imprese pubbliche e private, e le attività di sperimentazione, di ricerca, di didattica, di formazione e di verifica. Esercita la sua professione in agenzie educative, strutture pubbliche e private. In particolare è in grado di assumere ruoli molto qualificati nell’ambito della: consulenza, supervisione, formazione, direzione, coordinamento, progettazione,docenza in diverse aree (Area socio-educativa e socio-assistenziale, area scolastica, area giuridica, area privata).

Tutto ciò per dire che l’educazione deve nascere dalla famiglia ,ma,necessariamente passa anche dalla scuola, quindi dall’esterno, per questo il ruolo dell’educatore (maestro,professore,insegnante) assume un ruolo fondamentale e la Pedagogia da molti spunti su come educare un individuo, soprattutto prendo Freud come esempio, che tra le tante cose è stato anche un Pedagogista per far capire quanto sia importante nello sviluppo del bambino un educazione esemplare nei primi anni di vita perché proprio come dice la teoria di Freud sono i primi anni di vita quelli fondamentali e che costruiscono il nostro IO, e recuperare certi valori ed insegnamenti da parte di genitori ed educatori, come ho spiegato all’inizio, sarebbe fondamentale per non continuare a costruire “generazioni di viziati”.

Francesco B.

Il tema di quinta elementare di di una bambina del 1944 fa riflettere un professore sui motivi per cui la scuola di allora era migliore di quella attuale.

La scuola è iniziata da due mesi e – come abbiamo già scritto riguardo alle difficoltà oggettive che affrontano quotidianamente alunni, famiglie e docenti, nonostante la cosiddetta ‘Buona Scuola’ – quello che ha scoperto un professore della provincia di Pordenone ci lascia davvero interdetti e a bocca aperta.

Enrico Galiano, un professore che cura una sezione sul sito Scuolazoo, ha scritto in un post che mentre navigava in Rete si è imbattuto nella pagina facebook di un sito, quaderniaperti.it, che raccoglie i temi fatti da bambini italiani dal 1900 fino ai giorni nostri.

Mentre li leggeva si è stupito di quanto fossero scritti bene, con un italiano forbito e senza alcun errore di consecutio temporum.

Il suo stupore è stato talmente tanto che ha deciso di pubblicare interamente il tema composto da una bambina di Clusone nel 1944, quando la stessa frequentava la quinta elementare.

“Titolo: rovistando in solaio
Giorni or sono non sapendo cosa fare salii in solaio e mi posi a guardare tutte le antichità tra cui molti abiti. Vi erano anche dei vecchi mutandoni della nonna! Svelta me li provai. Mi arrivavano sino ai piedi. Scoppiai in una risata continuando a vestirmi. Sopra ad ogni cosa misi un grande abito da sera, certo della nonna. Mi guardai allo specchio e esclamai con gioia: “Sembro proprio una piccola dama dell’800!”. Presi una borsa e infilatami un paio di guanti corsi giù. Per la scala però constatai con rabbia di non essermi messa le scarpe. Risalii. Per fortuna c’era un paio di scarpe lunghe quanto me e me le misi: “Ora si che sono antica” esclamai.
Di sotto la gonna mi si vedevano oltre ai mutandoni due scarpe lunghe che facevano veramente ridere. Scesi in cucina e mi presentai come una dama inglese. Tutti mi riconobbero e risero della mia burla. Quando mi smascherai affermarono che ero veramente irriconoscibile e che quell’acconciatura mi si addiceva a meraviglia. Salii di nuovo e mi divertii più di prima. Aprii una cassa e che meraviglia: una divisa da garibaldino con la sciabola mi incantò.
Toltami i panni da dama dell’800, indossai la divisa garibaldina stringendo nel pugno la lunga spada con la quale scansai un quadro. Non l’avessi mai fatto! Uscì fuori una frotta di sorci, ed io che fino al momento mi ero immaginata di essere in un campo di battaglia, al solo veder quel brulicar di topi, fuggii e inciampando da tutte le parti ruzzolai fino in fondo alle scale. Mi vergognai di aver dimostrato una viltà del genere, pur indossando una divisa garibaldina».

Come lo stesso professore scrive, nel leggere i temi, è stato assalito da diverse emozioni e alla fine il risultato è stato che si è depresso fortemente.

A conclusione della sua riflessione il professore afferma di aver capito che il problema risiede non tanto nei ragazzi di oggi, quanto nel metodo educativo che è cambiato.

“credo di aver capito di chi sia la colpa, se i nostri studenti delle superiori oggi non sarebbero in grado di scrivere come una bambina di quinta elementare del 1944: è nostra. È solo colpa nostra.”

Il punto, continua il professore, è che a un certo punto si è cercato di agevolare gli studenti, semplificando i concetti, il problema è che si è andati oltre. Se si confronta, secondo lui, un sussidiario delle medie degli anni 80 e un libro di testo attuale, si nota che il sussidiario risulta essere molto più dettagliato, ricco e complesso, mentre quello di oggi è molto ricco di “immagini, schemi e mappe”.

La colpa è stata quella di aver cercato di aiutare troppo i bambini, e quindi loro hanno smesso di fare da soli. E’ per questo motivo, quindi, che secondo lui la scuola deve tornare ad essere difficile.

“se una ragazzina di quinta elementare del 1944 scrive molto meglio di un ragazzo di seconda superiore di oggi, direi che non ci sono dubbi” conclude Galliano.

E voi unimamme cosa ne pensate? Converrete con me nel dire che, purtroppo, il professore ha proprio ragione. L’ho provato sulla mia pelle, l’unità d’Italia, una delle pagine più belle della storia d’Italia, ridotta in sole tre pagine ricche di immagini e di didascalie…e mia figlia fa la terza media!

FONTE: Universomamma

 

Non avrei mai permesso a nessuno di proporre i test al mio bambino

"Io ho fatto questo test anni fa, quando mi dissero che mio figlio avrebbe avuto delle grandi difficoltà nella vita, e fu una vera rivelazione! Io, liceo scientifico e università, risultata al limite dell'accompagnamento!!!!! Ergo, Antonio non ha mai fatto nessuna valutazione e le tanto paventate difficoltà si sono appianate crescendo, tanto che ora va bene a scuola ed è "portierone" della sua squadra di calcio!!! Alla faccia di chi me lo voleva far curare con il Ritalin!!!!!!

E' stata la curiosità per questi test a farmeli cercare sul web e dopo averli letti mi resi conto che non avrei mai permesso a nessuno di proporli al mio bambino.... così l'ho "salvato"! Grazie a voi per quello che fate"

Francesca Di Dionisio

Grazie e ancora grazie!

Grazie e ancora grazie!

Buon pomeriggio è con mia grande felicità e orgoglio che voglio farvi partecipi di questo traguardo.

Kevin da ieri mi ha detto "voglio scrivere in corsivo" mentre facevamo i compiti, lo lascio fare, ci abbiamo impiegato qualche minuto in più ma ha eseguito il compito tutto in corsivo, oggi a scuola ha fatto altrettanto, ovvio qualche errore c è ma come gli avevo gia detto, insieme ce la faremo.

Ecco Kevin dal 14 settembre ad oggi è un bambino che riesce a scrivere in corsivo senza "dottori" ma grazie all'aiuto di una maestra in pensione che lo segue 3 giorni alla settimana per un ora al giorno.

Non potete capire la mia è la sua felicità. Grazie e ancora grazie.

Linda

Voglio esprimere il mio sentimento di piena condivisione dell'approccio culturale alla tematica

Buongiorno, ho partecipato al Convegno che la vostra associazione ha tenuto qui a Parma e voglio esprimere il mio sentimento di piena condivisione dell'approccio culturale alla tematica.

Finalmente ho sentito parlare di cultura che nutra i nostri bambini ed adolescenti e nn di ricerca delle presunte difficoltà che si trasformano in disturbi.

Insegno da quasi quarant'anni e questo é il mio ultimo anno: sinceramente sono molto intristita , di piu arrabbiata per le invasioni che vengono fatte dall'esterno nel mondo della scuola. Purtroppo manca da molti, troppi anni una "teoria della scuola" che sappia rivendicare la propria autorevolezza in materia di insegnamento/apprendimento il cui luogo e tempo RESTA ALL'INTERNO DELLA CLASSE, come spazio di relazione della mente estesa ( studenti e docenti). Ho sperimentato successi "emozionanti" nella mia materia, il francese, considerata ostica per i ragazzi certificati. Ma, soprattutto, ho toccato con mano il senso di libertà e di ritrovata autostima che sembrava drammaticamente minata.

Vi ringrazio ancora per gli interventi colti di questa mattina.

Un caro saluto
Anna Antonucci, insegnante di scuola secondaria superiore.

...l'ho letto tutto in un fiato!

...l'ho letto tutto in un fiato!

Buona sera, è arrivato il libro e l'ho letto tutto in un fiato e vi devo ringraziare perché mi avete aperto un mondo che poi cosi difficile non è, perché è il mondo dei bambini ma purtroppo il grande deve mettere sempre piede rendendo difficile anche la cosa più semplice al mondo... essere un bambino e imparare. Ora mio figlio va da un insegnante "vecchia scuola" in pensione che gli sta insegnando a scrivere in corsivo e già in 3 incontri è migliorato tantissimo!

Linda

Grazie al team di PENSARE oltre

Grazie al team di PENSARE oltre

Grazie al team di PENSARE oltre,
condivido spesso con piacere ciò che viene pubblicato su Facebook, dati che meritano di essere conosciuti e diffusi.

Io ho seguito diversi ragazzi aiutandoli a superare alcune difficoltà scolastiche ed ho visto quanto sia deteriorato il metodo di insegnamento, non sono un'insegnante, ma con un valido metodo didattico ho visto tanti occhi illuminarsi ed ottenere risultati in precedenza impensabili.

Anna Maria Azzini

La mia tortura e ansia inizia al primo colloquio della prima elementare...

Buon giorno, sono Linda mamma di Kevin che tra un pò compie 8 anni e frequenterà la 3 elementare.

La mia tortura e ansia inizia al primo colloquio della prima elementare dove le insegnanti mi dicono che Kevin è un bambino dolce, educato, e gentile ma ancora troppo bambino perché pensa troppo ai suoi giocattoli e ai cartoni animati e si distrae facilmente creando un mondo proprio e già qui mi chiedo a cosa dovrebbe pensare un bambino di 6 anni se non alla fantasia e ai giocattoli.

Iniziamo un percorso tra foniatra e logopedista ( A PAGAMENTO) perché confonde le lettere similari, arrivano i primi miglioramenti. li faccio presenti alle insegnanti e loro neanche ci danno peso e anzi mi dicono che ci sono altri problemi come la spazialità e la scrittura(il corsivo dovrei insegnarlo io perché le maestre non possono rimanere indietro con il programma) dunque si va da un neuropsichiatra( sempre a pagamento).Diagnosi di questo specialista...Kevin dovrebbe essere un bambino mancino e invece è un bambino destro dunque ci impiega molto più tempo a scrivere in corsivo(ma la soluzione giusta è togliere il corsivo)(semplice no) e che la sua noia e la sua poca voglia è dovuta da questo disturbo e da qui mi hanno indicato altri specialisti. Inizio ad essere stanca di questa situazione, Kevin comprende il testo, gli piace la matematica e gli piace leggere ma non legge abbastanza velocemente secondo i parametri del asl.

Credo che mio figlio sia normale ed è normale annoiarsi a scuola e perdersi nei propri pensieri soprattutto a 6,7,8 anni ed è normale sbagliare, infondo si va a scuola proprio per imparare, sarei più preoccupata se a mio figlio interessassero di più solo i libri e la scuola che giocare con i videogiochi, giocare con i suoi giocattoli preferiti o a stare in compagnia dei suoi compagni.

La scuola tra un pò ricomincia e io sono combattuta perchè non so se continuare a vedere specialisti dottori e chi più ne ha più ne metta e come già scritto tutto a pagamento perchè asl ha tempi lunghissimi e le maestre invece vogliono risposte immediate.

Grazie mille, Linda

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