Chi produce e vende i computer e i programmi informatici non li ritiene educativi per i bambini.

  • Posted on:  Mercoledì, 20 Febbraio 2019 14:55
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di PAOLO MASTROLILLI

Silicon Valley, nelle nostre aule l'elettronica è bandita

E mi raccomando: ricordati di dimenticare il computer a casa». Forse comincia così la giornata di ogni allievo della Waldorf School di Los Altos, con la mamma o il papà che lo invitano a lasciare indietro gli aggeggi dotati di schermo. È la regola: gli studenti della scuola più ambita della Silicon Valley non toccano un computer, un iPad o lo smartphone fino alla fine delle medie.

Ma la cosa più curiosa è che questi ragazzi sono in gran parte figli di ingegneri o manager impiegati nelle più famose aziende tecnologiche del mondo, dalla Apple a Google. Gente che vive di computer e gadget, ma è determinata a tenerli il più a lungo possibile fuori dall’esperienza educativa dei propri bambini. Questo miracolo, o quest’assurdo spreco di risorse, avviene nella Waldorf School of the Peninsula, ed è finito sulle pagine del «New York Times».

Tutto comincia nella Germania del primo dopoguerra, dove il filosofo Rudolf Steiner, fondatore dell’antroposofia, si affanna per comunicare la sua visione sociale finalizzata a ricostruire il Paese distrutto. Non riesce a farsi capire dai concittadini, però, e attribuisce il fallimento al sistema scolastico, che chiude le menti dei ragazzi. Quindi crea una scuola presso l’azienda di sigarette Waldorf-Astoria di Stoccarda. È un istituto che predilige forme di insegnamento aperte, mirate al coinvolgimento emotivo e pratico degli allievi. Il successo è veloce e planetario, al punto che oggi esistono circa mille Waldorf School in una sessantina di Paesi.

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