Alla ricerca del principio alfabetico

  • Posted on:  Giovedì, 23 Giugno 2011 11:03
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Di Regina Biondetti 

Dislessia

La definizione

Attualmente un numero sempre maggiore di bambini viene diagnosticato affetto da "dislessia". L’ICD-10, la Classificazione Statistica Internazionale delle Malattie, definisce la dislessia:
« una specifica disabilità dell'apprendimento di origine neurologica, caratterizzata da difficoltà nell’accurata e/o fluida abilità di riconoscimento delle parole, nell’ortografia e nella decodifica ».

Sintomi

Come si manifesta la dislessia? I principali sintomi che vengono descritti sono i seguenti:

1) Deficit di decodifica. Ci sarebbe una ridotta capacità di associare a una lettera scritta (grafema) il rispettivo suono della pronuncia orale (fonema). Questo deficit comporta stanchezza, errori, lentezza, mancato apprendimento. « L’attenzione è di tipo focale, il bambino cioè si concentra specificatamente sulla decodifica del testo, stancandosi rapidamente, commettendo errori, rimanendo indietro e di conseguenza non imparando »1 .

2) Errori Sono presenti molti errori di lettura. Errori tipici sono omissione, inversione, o sostituzione di lettere o parole. Vi è poi una difficoltà di differenziare le lettere scritte (grafemi) simili (ad esempio p/b, b/d, f/t) e i suoni (fonemi) simili tra loro (ad esempio f/v, s/z, p/b, t/d, k/g).

3) Tendenza a invertire la destra con la sinistra Ad esempio il bambino dislessico legge da destra a sinistra e così inverte l'ordine delle lettere (pla può essere letto: pla, pal, lap).

4) Lentezza. Deficit di automatismo È presente poi una notevole lentezza, sia nella lettura ad alta voce che in quella a mente. La causa sarebbe stata individuata in un « deficit di automatismo »: « I bambini dislessici mostrano una inefficace automatizzazione del processo di lettura, abilità che dovrebbe essere strutturata dalla terza elementare, età in cui il bambino dovrebbe cominciare a velocizzare la scrittura e, nella lettura accedere direttamente al significato » 2 .

5) Incapacità di leggere parole non familiari Si nota anche in questi bambini « l’incapacità di pronunciare le parole non familiari » 3 .

6) Difficoltà di comprensione Nonché problemi di comprensione del testo scritto: « Sia la lettura orale sia quella mentale sono caratterizzate da errori di comprensione » 4 . « Il bambino con disturbo di decodifica (dislessia) presenta molto frequentemente anche un problema linguistico, difficoltà di scrittura e, con discreta probabilità, anche qualche problema di comprensione del testo scritto »5 .

Diagnosi

Per formulare la diagnosi, viene fatto leggere al bambino un brano standard previsto per la sua fascia di età scolastica e vengono valutati la rapidità della lettura (attraverso il tempo medio di lettura per sillaba, ottenuto dividendo il tempo totale di lettura per il numero di sillabe lette), il numero di errori commessi e la comprensione (in base al numero di risposte corrette a una serie di domande a scelta multipla sul contenuto del testo). I numeri ottenuti dalle prove del bambino vengono confrontati con quelli ricavati sottoponendo alle stesse prove molti altri bambini della stessa fascia di età: le variazioni significative dalla media statistica sono considerate caratteristiche della dislessia.

I METODI DI INSEGNAMENTO DELLA LETTURA

IL METODO ALFABETICO O FONETICO

Il principio alfabetico. Un tempo si insegnava a leggere con il metodo alfabetico o fonetico. Si rivelava innanzitutto ai bambini che tutte le parole sono costituite da segmenti sonori più piccoli (i fonemi), che vengono rappresentati dalle lettere scritte dell'alfabeto (grafemi): a, b, c... eccetera: questo è il "principio alfabetico". Il bambino imparava per prima cosa come si scrivono tutte le lettere dell'alfabeto, collegando il suono della pronuncia orale di ogni lettera (fonema) alla corrispondente forma della lettera scritta (grafema): questo è il "codice alfabetico". Tale metodo è chiamato dunque anche metodo fonetico (dal greco phoné = voce, suono).

Dal semplice al complesso

Il bambino imparava dapprima gli elementi più semplici della scrittura: le singole lettere dell'alfabeto, la scrittura corretta (ortografia) di ciascuna di esse, in carattere stampatello, poi corsivo, maiuscolo e minuscolo. Il disegno di ciascuna lettera doveva risultare preciso, della giusta dimensione e proporzione: a questo scopo venivano compilate pagine e pagine scritte con ciascuna lettera. Successivamente si insegnava al bambino a mettere insieme le lettere per formare le sillabe, iniziando con quelle più brevi e semplici per passare poi a quelle più difficili. Poi si mettevano insieme le sillabe per costruire le parole e infine le parole per comporre piccole frasi. Quindi le frasi diventavano più lunghe e complesse, fino a poter leggere brevi brani e scrivere semplici temi. Se il bambino incontrava una parola che non conosceva, poteva comunque leggerla, perché era in grado di pronunciarla e, così facendo, si accorgeva spesso che la parola nuova gli era già nota, perché l'aveva ascoltata molte volte e ne capiva il significato. Il bambino aumentava così sempre di più il numero delle parole del proprio vocabolario e le conoscenze che ricavava leggendo i libri. Era un metodo sistematico che insegnava a leggere e a scrivere attraverso una serie di tappe in ordinata sequenza e, finché una tappa non era raggiunta, la maestra non passava alla successiva, ma faceva fare ulteriore esercizio. Un procedimento che andava quindi dal semplice al complesso.

IL METODO GLOBALE O VISIVO

Un metodo innovativo. Nei primi anni ’70 del secolo scorso, fu introdotto, ad opera dei professori di pedagogia Frank Smith e Kenneth Goodman, un metodo innovativo per insegnare a leggere, il cosiddetto metodo globale o visivo, molto diverso dal classico metodo fonetico:« Il principio guida del metodo globale è che l'insegnamento diretto, intensivo, sistematico della lettura, applicando la conoscenza fonetica per leggere le parole, non sia il modo più efficace per insegnare a leggere »6 .

Il metodo "globale", o "visivo" è chiamato anche "configurazionale", "olistico", "spaziale", della "parola intera", "linguaggio globale", in inglese "whole language" (WL), "whole word", "look-and-say" (guarda e dici), "sight reading" (lettura visiva), "sight method", "sight words" (parole visive), "linguistic", "psycholinguistic". Assunti del metodo globale I principali assunti su cui si basa il metodo globale sono i seguenti.

1) Apprendere a scrivere è analogo ad apprendere a parlare. I sostenitori del metodo globale ritengono che l'apprendimento della scrittura avvenga in modo analogo all’apprendimento della lingua parlata. A Goodman appare paradossale il contrasto tra la facilità con cui viene appreso il linguaggio orale e la relativa difficoltà che richiede l'apprendimento della lingua scritta: «Virtualmente tutti i bambini della specie umana imparano a parlare la loro lingua materna in un tempo molto breve, senza alcun insegnamento formale. Ma quando vanno a scuola molti bambini manifestano difficoltà, particolarmente nella lingua scritta »7 . « A casa, i bambini apprendono il linguaggio orale senza che esso venga frammentato in piccoli pezzetti semplici. Essi sono sorprendentemente bravi ad apprendere il linguaggio quando necessitano di esprimersi e capire gli altri, fintanto che sono circondati da persone che usano il linguaggio in modo significativo e intenzionale »8 .

2) L'acquisizione del linguaggio scritto è "naturale". L'apprendimento del linguaggio scritto dovrebbe avvenire "naturalmente", spontaneamente, così come avverrebbe, secondo Goodman, l'apprendimento del linguaggio orale: « L'acquisizione del linguaggio (sia orale che scritto) è vista come naturale. Quando la lingua è una parte integrale del funzionamento di una comunità ed è usata tutt’intorno e con i bambini, essa è appresa "incidentalmente" (come un aspetto di fare qualcos'altro). Perciò anche il linguaggio scritto è appreso meglio "incidentalmente": quando un bambino è circondato dal parlare e da scritti che avvengono naturalmente (ad esempio la ricetta nella routine di fare una torta), il bambino imparerà a leggere "incidentalmente" come un’esperienza naturale "personale" (psicolinguistica) e "sociale" (sociolinguistica) »9 .

3) L' "immersione" nel linguaggio. Come l'apprendimento del linguaggio orale avviene quando i bambini sono immersi in un ambiente in cui sono circondati da parlanti che usano il linguaggio orale, così anche l'apprendimento del linguaggio scritto avverrebbe semplicemente "immergendo" i bambini nel linguaggio scritto: « Smith e Goodman sostengono che i bambini imparano a leggere nel modo più piacevole, e nel più breve tempo possibile, semplicemente se gli insegnanti li "immergono" in materiali scritti. [...] Ad esempio gli insegnanti leggono a voce alta ai bambini, mentre essi "seguono" nel testo »10 .

4) Il linguaggio come un tutto: non bisogna spezzettare le parole. Non bisogna spezzare l'interezza del linguaggio, in quanto "il linguaggio è un tutto": « Molti metodi scolastici tradizionali sembrano aver realmente ostacolato lo sviluppo del linguaggio. [...] Come? Innanzitutto rompendo l'interezza del linguaggio naturale in piccoli pezzi astratti. [...] Mettemmo da parte il linguaggio e lo trasformammo in parole, sillabe, e suoni isolati. Sfortunatamente rimandammo anche il suo scopo naturale - la comunicazione del significato - e lo volgemmo in una serie di astrazioni, slegate dalle necessità e dalle esperienze dei bambini » 11 . Il metodo tradizionale di insegnamento della lettura avrebbe reso difficile un compito che sarebbe stato naturalmente facile. « La premessa teorica fondamentale del metodo globale è che in tutto il mondo i bambini acquisiscono il linguaggio attraverso il suo effettivo uso, non attraverso la pratica delle sue parti separate fino a un certo giorno futuro quando le parti saranno finalmente riunite insieme e la totalità è utilizzata. Il principale assunto è che il modello di acquisizione attraverso l'uso reale (non attraverso esercizi), è il miglior modello per favorire l'apprendimento della lettura e della scrittura »12 .

5) Identificazione delle parole visivamente. L'unico modo per imparare a riconoscere una parola senza "spezzettarla" nelle lettere dell'alfabeto e nei corrispondenti suoni, quindi senza nessun riferimento al codice alfabetico, è apprendere a riconoscerla visivamente, cioè in base all'immagine visiva della parola intera. In effetti è ciò che propone il metodo globale. « Si pensava che i bambini avrebbero fatto progressi molto più rapidi nella lettura se avessero identificato le intere parole a colpo d'occhio, come sembrano fare gli adulti » 13 . « Secondo la nuova formulazione, la lettura comporta un riconoscimento quasi istantaneo di parole intere, una percezione visiva delle parole, automatica »14 . « Una parola "visiva", per definizione, è una parola appresa senza riferimento ai suoni a cui corrispondono le lettere »15 .

6) Evitare l'insegnamento del codice alfabetico. Anzi, uno dei principi del metodo globale è che occorre proprio evitare l'insegnamento del codice alfabetico, in quanto inibirebbe l'apprendimento "naturale". « L'insegnamento sistematico della consapevolezza fonemica [il principio alfabetico], della relazione suono/lettera [il codice alfabetico], è considerato innaturale, una cosa negativa, che deve essere scoraggiata » 16 . « L'uso del metodo alfabetico e di materiali di base per insegnare "abilità" inibirebbe l'apprendimento naturale »17 . « Il metodo alfabetico-fonetico sarebbe da evitare, in quanto pericoloso per la salute mentale dei bambini, distruttivo dei loro impulsi di apprendimento della lettura, troppo difficile »18 .

7) Nessuna gerarchia di abilità. Secondo il metodo globale non c'è nessuna sequenza di abilità crescenti sottostanti da raggiungere prima di accedere alla lettura: « Non c'è nessuna gerarchia di abilità sottostanti, e nessuna necessaria sequenza universale »19 .

8) La lettura è un "gioco psicolinguistico a indovinare". La tesi fondamentale del metodo globale, espressa in sintesi dallo stesso Goodman già nel titolo del suo articolo del 1967, "Reading: A psycholinguistic guessing game", è che la lettura sia "un gioco psicolinguistico di indovinare": « Leggere è un processo di selezione. Esso coinvolge un uso parziale delle minime indicazioni linguistiche disponibili selezionate da input percettivi sulla base delle aspettative del lettore. Mentre tali informazioni parziali sono trattate, vengono prese decisioni provvisorie che devono essere confermate, rifiutate, o raffinate finché la lettura procede »20 . « Detto più semplicemente, la lettura è un gioco psicolinguistico a indovinare. Esso coinvolge una interazione fra il pensiero e il linguaggio. Per Goodman la lettura efficace non deriva da una precisa percezione e identificazione di tutti gli elementi, ma dall'abilità nel selezionare il minor numero, più produttivo di spunti necessari per produrre ipotesi che siano giuste al primo tentativo. L'abilità di anticipare quello che sarà visto, naturalmente, è di vitale importanza nella lettura, proprio come l'abilità di anticipare quello che non è ancora stato sentito è di vitale importanza nell'ascolto »21 .

Come commenta Liberman: « Con ciò, Goodman intende che i lettori fanno un semplice campionamento dello scritto, leggendo alcune parole e saltandone altre. Poi, utilizzando i loro normali e naturali processi linguistici, essi fanno delle supposizioni sul messaggio, traendo vantaggio dal contesto, dalla loro conoscenza del mondo, e qualunque altra cosa che risparmi loro l'inconveniente di dovere leggere realmente ciò che è effettivamente scritto »22 .

9) Assumere rischi. Secondo i sostenitori del metodo globale, occorre dunque assumere rischi, procedendo per "tentativi ed errori": « Assumere rischi è essenziale. Nell'apprendimento della lettura, i bambini devono essere incoraggiati a predire e indovinare mentre cercano di dare senso alla scrittura. I lettori principianti devono essere incoraggiati a pensare a quello che vogliono dire, a esplorare il genere, a inventare gli spellings, e a sperimentare la punteggiatura. Gli allievi necessitano di apprezzare che gli errori, l'invenzione dell'ortografia e altre imperfezioni sono parte dell'apprendimento » 23 .

10) Nessuna preoccupazione per gli errori. Con il nuovo metodo di insegnamento della lettura, gli errori che i bambini commettono non destano nessuna preoccupazione; al contrario essi sono accettati, anzi "festeggiati", quale affascinante "indicazione di crescita": « Gli errori sono festeggiati, se contribuiscono a dare un senso [...] Nessuno è perfetto e dare un senso, più che una prestazione senza errori, è l'aspetto principale della lettura »24 . « I programmi del linguaggio globale accettano la realtà dell'apprendimento attraverso l'assunzione di rischi e errori. Scarabocchi, lettere rovesciate, ortografia inventata, punteggiatura creativa e errori nella lettura e nella scrittura sono una affascinante indicazione di crescita verso il controllo dei processi linguistici »25 .

11) Un complicato apparato mentale psicolinguistico multi-step per la lettura. Sono molto interessanti le seguenti osservazioni di Martin Kozloff: « Ma Goodman non avrebbe offerto nulla di attraente ai potenziali seguaci se non avesse compiuto uno spostamento radicale illusorio della lettura dal mondo terrestre all'esoterico. Qualcosa così di buon senso come il semplice insegnamento di abilità non l’avrebbe fatto. Ecco che, d'ora in poi, i processi di lettura e le istruzioni per leggere non saranno più facilmente capibili e insegnabili. Invece, i processi di lettura saranno localizzati nella mente: la lettura comporterà "una interazione tra pensiero e linguaggio". Goodman inventa un apparato mentale per rendere conto dell'abilità di lettura e degli errori - il gioco psicolinguistico di indovinare - ed esso si compone delle fasi di selezionare, decidere, indovinare, confermare, rifiutare, e raffinare. [...] L'apparato psicolinguistico di Goodman (che per la scienza sarebbe considerato finzione materializzata, o costruzione ipotetica immaginaria) è privo di qualsiasi tipo di prova »26 . Dunque, i sostenitori del metodo globale postulano e ritengono verità, pur in assenza di prove, l’esistenza di un complicato apparato mentale psicolinguistico multi-step per la lettura.

Il metodo globale e la mobilità verso l’alto
Martin Kozolff ne intuisce chiaramente i motivi:

« Il linguaggio globale e la mobilità verso l’alto. - L'ipotetico apparato mentale multi-step per indovinare di Goodman ebbe e continua ad avere una forte attrazione. Goodman ha contribuito a spostare la lettura e l’insegnamento della lettura dal mondo terrestre delle abilità comuni e osservabili al mondo dell'esoterico. Persino la semplice decodifica del testo diventava ora una complessa attività mentale che coinvolgeva processi di pensiero di ordine superiore come selezionare, provare, confermare e revisionare. L'insegnamento della lettura avrebbe d’ora in poi richiesto speciali abilità, che avrebbero dato agli insegnanti l’accesso al regno del pensiero dove veniva giocato l'ipotizzato gioco a indovinare di ordine superiore. Sarebbero stati necessari corsi speciali, libri di testo, conferenze, e professori di pedagogia. In altre parole, Goodman non stava semplicemente offrendo un'alternativa agli approcci centrati sulla fonetica. Egli stava creando un invidiabile stato di distinzione. Stava offrendo prestigio »27 .

STORIA DEL METODO GLOBALE

Il metodo globale o visivo è il metodo per insegnare a leggere ai sordomuti. Andando a ricercare le lontane origini del metodo globale o visivo, si trova che esso fu inventato nel 1830 dal Reverendo Thomas H. Gallaudet, direttore dell'Istituto Americano di Hartford per l'istruzione dei sordomuti. Egli stava usando un metodo "visivo" o "della parola globale" per insegnare a leggere ai sordi, affiancando una parola, ad esempio "gatto", all'immagine di un gatto. Dato che i sordi erano capaci di identificare molte parole semplici in questo modo, Gallaudet pensò che il metodo poteva essere adattato per usarlo con i bambini normali. Gallaudet diede una descrizione dettagliata del suo nuovo metodo negli American Annals of Education dell'agosto 1830. Esso consisteva nell'insegnare ai bambini a riconoscere un totale di 50 parole visive scritte su cartoncini "senza alcun riferimento alle lettere che componevano la parola". Nel 1836 Gallaudet pubblicò il libro elementare The Mother's Primer, basato sulla sua metodologia "look-and-say" (guarda-e-dici), che fu adottato dalla scuola primaria di Boston. Il nuovo Ministro dell'Istruzione del Massachusetts, Horace Mann, appoggiò il nuovo metodo, che incontrava i favori dei riformatori dell'istruzione dell'epoca. Essi si opponevano alle antiche pratiche ortodosse, fra le quali anche il metodo alfabetico-fonetico sistematico per l'insegnamento della lettura, e scrissero opinioni come la seguente:

« Il bambino dovrebbe leggere le lezioni come se le parole fossero simboli cinesi, senza prestare alcuna attenzione alle singole lettere, ma con particolare riguardo al significato... adottando questo metodo, ci libereremo presto del modo stupido e non interessante che ora prevale »28 .

Furono scritti altri libri elementari simili a quello di Gallaudet, e ai bambini del Massachusetts fu insegnato a leggere con questo nuovo metodo visivo. Effetti del nuovo metodo di insegnamento visivo Tuttavia nel 1844 i difetti del nuovo metodo erano così evidenti che i direttori delle scuole di Boston pubblicarono un duro attacco contro di esso, esortando al ritorno al metodo fonetico. Seguì un acceso dibattito in Massachusetts, e dopo pochi anni i vari libri per l'insegnamento con il metodo visivo andarono fuori moda e si tornò a insegnare a leggere con il metodo fonetico.

Nuova diffusione del metodo visivo

Trent'anni dopo però il metodo visivo riaffiorava, ad opera di altri "riformatori" dell'istruzione. Fra questi vi fu George L. Farnham, del Nebraska, che nel 1881 scrisse un libro di una certa fama, The Sentence Method of Teaching Reading, Writing and Spelling (Il metodo di insegnare a leggere e a scrivere e a fare lo spelling con le frasi). Francis Wayland Parker, sovrintendente delle scuole pubbliche nel Massachusetts, fu anche considerato grande leader nazionale del metodo visivo (nonostante, dopo quindici anni di questo tipo di insegnamento, avendone constatati gli effetti disastrosi, il Ministero dell'Istruzione lo avesse costretto alle dimissioni). Un altro importante sostenitore fu Edmund Burke Huey, con il libro che scrisse nel 1908, The Psychology and Pedagoy of Reading (La psicologia e la pedagogia della lettura). Il movimento look-and-say si diffuse progressivamente: sempre più scuole private e pubbliche lo adottarono, e gradualmente la maggior parte delle case editrici si allineò nella pubblicazione di libri di testo specifici, cosicché negli anni ’30 il metodo visivo aveva completamente soppiantato il metodo alfabetico.

E... nuovi effetti

Il fenomeno che era stato riconosciuto dai direttori delle scuole di Boston nel 1844, fu riconosciuto nuovamente nel 1929 dal dottor Samuel T. Orton, un neuropatologo di Iowa che stava cercando la causa dei problemi di lettura dei bambini. Dopo un’estesa ricerca, egli giunse alla conclusione che i problemi erano stati causati dal nuovo metodo visivo di insegnamento della lettura. I risultati di questa ricerca furono pubblicati in un saggio dal titolo The Sight Reading Method of Teaching Reading as a Source of Reading Disability (Il metodo di lettura visivo nell'insegnamento della lettura è una fonte di disabilità nella lettura) in cui si legge: « Le restrizioni che ho da offrire all'uso del metodo visivo per insegnare a leggere si applicano a un gruppo di bambini per i quali questa tecnica non solo è inadatta, ma spesso si rivela un ostacolo al progresso nella lettura, e inoltre credo che questo gruppo sia di considerevole importanza educativa, sia a causa della sua entità, sia perché qui i metodi difettosi di insegnamento possono, non solo impedire l'acquisizione dell'istruzione scolastica di bambini di media capacità, ma anche dar luogo a un danno che si estende più avanti alla loro vita emotiva »29 .

Goodman e Smith

Ciononostante l’insegnamento della lettura con il metodo visivo-globale proseguì. Nel 1956 fu fondata l’IRA (International Reading Association), che iniziò la pubblicazione di tre riviste, tutte favorevoli al metodo visivo di insegnamento della lettura. In quel periodo i principali sostenitori del metodo globale furono i pedagogisti Frank Smith, promotore della cosiddetta "psicolinguistica", e Kenneth Goodman, presidente dell'IRA, che scrisse molti articoli fra i quali uno, dal titolo Reading: A psycholinguistic guessing game, che contribuì notevolmente a favorire la crescita e lo sviluppo del metodo globale. In seguito alla loro influenza, il metodo globale fu l'approccio predominante all'insegnamento della lettura in molte scuole, distretti scolastici e stati americani. Scrive Patrick Groff: « Quando i principi e le pratiche di insegnamento della lettura del metodo globale vengono esaminati sperimentalmente, si ritrova che nessuno di essi è convalidato. Nonostante la natura empiricamente screditata del metodo globale, la conversione degli insegnanti al nuovo metodo è cresciuta rapidamente nel corso degli anni. I Dipartimenti di Stato dell'istruzione li hanno seguiti, ordinando che l'insegnamento della lettura sia condotto di preferenza con il metodo globale piuttosto che con il metodo alfabetico-fonetico »30 .

Le conseguenze più recenti

Di nuovo le conseguenze si fecero sentire. Nel 1985 usciva una monografia, preparata dalla "Commission of Reading" del Ministero dell'Istruzione degli Stati Uniti, dal titolo Becoming a Nation of Readers, la quale: « chiaramente scuoteva l'istituzione scolastica, perché raccomandava l'uso di un’istruzione fonetica esplicita in prima e seconda elementare. Gli esperti erano d'accordo nell'affermare che il metodo alfabetico o fonico svolge un ruolo essenziale nel consentire agli studenti di sviluppare la loro abilità di decodifica fino al punto in cui essa diventa automatica e richiede poca attenzione cosciente. Dato che era probabile che la relazione avesse molta influenza, il NCTE (National Council of Teachers of English) ha incontrato difficoltà a diffonderla tra gli stessi insegnanti; il NCTE e l’IRA (International Reading Association) hanno avuto nel corso di parecchi anni passati una leadership dominata da entusiasti del metodo globale, fra cui Kenneth Goodman, che è stato presidente dell’IRA »31 .

I suggerimenti di ritornare al metodo alfabetico non furono seguiti. Al contrario: « Lo Stato della California, considerato all'avanguardia nelle innovazioni didattiche, nel 1988 incrementò l'applicazione nelle scuole del metodo globale di insegnamento della lettura. Esso fu venduto come un pacchetto didattico per fornire un'istruzione di qualità agli studenti, inclusi gli "allievi diversi". Le scuole vennero controllate per assicurare l'adeguamento al metodo e, nel 1992, in una valutazione della lettura della NAEP (National Assessment of Education Progress), circa 90% degli alunni di quarta elementare in California scesero quasi all'ultimo posto nella graduatoria fra tutti gli Stati che parteciparono alla prova, risultato considerato devastante »32 .

Malgrado ciò, la California continuò a promuovere il metodo globale finché, nel maggio 1995, una ulteriore valutazione, indetta dallo stesso Stato di California, dimostrò che la maggioranza degli alunni del quarto, ottavo e decimo anno non riusciva neppure a raggiungere livelli minimamente accettabili nella lettura e nella scrittura, come riportato in un articolo del "The Chicago Tribune" del 14 maggio 1995 di Witt, H., dal titolo Bad grades for new age education: low scores may lead California back to old teaching methods (Scarsi livelli di istruzione nella nuova generazione: i bassi indici possono riportare la California ai vecchi metodi di insegnamento). Nonostante questi pessimi risultati, il metodo globale-visivo di insegnamento della lettura continuò a diffondersi. Jeffrey M. Jones nota che in questi programmi di insegnamento erano stati investiti fortissimi interessi economici:

« I programmi base di lettura del metodo globale consistono in un pacchetto completo di materiali per la lettura. Essi forniscono un intero curriculum di lettura, manuali per gli insegnanti con strategie didattiche per l'insegnamento della lettura, un'antologia di letture graduate per bambini, ed esercizi pratici. I programmi base per la lettura sono organizzati per livelli; la maggior parte dei programmi iniziano alla scuola materna e continuano fino all'ottavo anno di scuola. Per sviluppare uno di questi programmi, una casa editrice di grandi dimensioni può investire fino a 15 milioni di dollari » 33 .

Dagli Stati Uniti il movimento del metodo globale si è poi diffuso in Europa e in Italia e questo è tutt’oggi il metodo prevalentemente usato nelle scuole italiane per insegnare a leggere. Alla luce di quanto avvenuto in passato, la nuova attuale ondata dilagante di problemi di lettura nei bambini, dunque, non stupisce affatto.

UN CONFLITTO COGNITIVO

Perché Johnny non sa leggere

Il prof. Edward Miller, insegnante di matematica e poi amministratore di una scuola superiore di Hollywood, era particolarmente interessato all'argomento "dislessia" in quanto egli stesso era dislessico, fin dalle scuole elementari. Dal libro "Why Johnny can’t read" (Perché Johnny non sa leggere) di Rudolf Flesch, pubblicato nel 1955, Miller venne a conoscenza dei due metodi per insegnare a leggere, il metodo alfabetico-fonetico e il metodo globale-visivo, nonché dei problemi di lettura causati dal metodo visivo, e si rese conto che pure a lui era stato insegnato a leggere con il metodo visivo.

Un nipotino "dislessico"

Nel 1986 il suo nipotino Kyle, entrando in prima elementare cominciò a manifestare anch’egli i sintomi della dislessia. Miller allora cominciò a ospettare che la causa di questa dislessia fosse il metodo di insegnamento visivo: aveva notato, infatti, che il bambino poteva leggere i suoi libretti costruiti su un piccolo vocabolario visivo rapidamente e senza errori, ma di fronte a parole nuove, non appartenenti a questo piccolo vocabolario, faceva moltissima fatica a leggere, si infastidiva e cercava di indovinare le parole. Come Miller stesso racconta:

« Conoscevo i due metodi d'insegnamento della lettura e sospettavo che egli avesse appreso un metodo non fonetico di considerare le parole. Cercai di aiutarlo a pronunciare le parole dei piccoli libri, ma i libri sembravano innervosirlo »

Il bambino trovava il processo di analizzare i fonemi delle parole irritante e penoso. Miller era sicuro che Kyle aveva imparato qualcosa in tenera età che stava interferendo con il suo tentativo di decodificare foneticamente i libretti che gli aveva comperato. Era come se il bambino avesse un automatismo a leggere le parole visivamente, che disturbava il processo di lettura fonetica. Miller si ricordò allora dell'esperimento di Pavolv, che riusciva a indurre una disorganizzazione del comportamento introducendo nell'organismo due stimoli in conflitto , e pensò che era quello che stava capitando al nipotino.

« Era evidente a Miller che suo nipote aveva imparato un metodo di lettura che entrava in conflitto con il metodo fonetico, e che esso stava causando quella che è comunemente nota come "dislessia" »

Il modo in cui era abituato a leggere, considerando le parole intere, a colpo d'occhio, come immagini visive, e indovinando subito, globalmente, a che cosa quella parola corrispondeva, aveva il sopravvento sul modo di considerare ogni parola lettera per lettera, grafema per grafema, pazientemente, successivamente, da sinistra a destra, associando ad ogni grafema il corrispettivo fonema, come richiede la lettura alfabetico-fonetica.

L’automatismo visivo ostacola la lettura alfabetico-fonetica producendo la "dislessia"

La teoria di Miller era che i due modi di considerare le parole - quello visivo e quello fonetico - si escludevano a vicenda e che, una volta che un bambino aveva raggiunto un'abilità automatica a considerare le parole in un modo visivo-globale, esso creava un conflitto cognitivo con il metodo fonetico. Miller arrivò a capire che più bravi, pronti e veloci erano i bambini a leggere le parole come immagini, più incapaci erano, ovviamente, di leggerle alfabeticamente, dato che si trattava di due modalità opposte tra loro.

« E, meglio essi riescono a memorizzare le parole, maggiore è il danno, perché è quando il bambino sviluppa una abilità automatica a identificare le parole visivamente, che egli sviluppa il blocco cognitivo che produce la dislessia »

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Letto 11323 volte Ultima modifica il Giovedì, 26 Ottobre 2017 10:30

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