La questione ADHD ed il Medio Evo

  • Posted on:  Giovedì, 29 Gennaio 2015 16:10
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Dr. Elia Roberto Cestari. Parte del presente testo è stato illustrato come intervento al convegno del 22 Giugno, 2005 – Parigi. Estratto compresso e riassunto dal nuovo libro che sto scrivendo.

La questione ed il dibattito attorno alla ADHD (attention deficit hyperactivity disorder) pongono svariati interrogativi.

Lo scopo di questo mio intervento è non solo di fornire un contributo al dibattito, ma anche e soprattutto quello di offrire al pubblico strumenti di valutazione. In pratica alcuni affermano certe posizioni, altri le contestano… come facciamo a sapere chi ha ragione? Come può il cittadino comune comprendere i termini di un dibattito scientifico? Quindi anzitutto mi preoccuperò di fornire, ripeto, strumenti di valutazione.

Inizierò con due esempi, molto semplici, che vi prego di tenere a memoria, perché saranno fondamentali per capire di cosa stiamo parlando.

Primo esempio: io faccio il medico. Immaginiamo che un paziente entri nel mio studio e si lamenti del fatto che da un po’ di tempo si sente sempre stanco, affaticato, prostrato. Ebbene io non faccio diagnosi di “stanchitudine” e penso così di aver risolto il problema. Se lo facessi sarei un pessimo medico e farei della cattiva medicina o meglio della non medicina. Quello che devo fare è cercare di capire perché lui si sente stanco. La stanchezza è un sintomo, non una malattia… Potrebbe avere un problema cardiaco o polmonare, un problema ai reni, al fegato, potrebbe essere anemico, ma potrebbe anche non avere dormito a sufficienza perché ha dovuto lavorare troppo o aver mangiato male, oppure potrebbe trattarsi di un grosso fallimento avuto nella sua vita, forse relativo ad un progetto dove aveva investito molto, o semplicemente la persona che amava lo ha lasciato, e ci sono molte altre possibili cause che potrei elencare. Quindi noi abbiamo moltissime cause, di natura anche estremamente differente tra loro, che tutte si presentano, si manifestano, con la stessa sintomatologia: stanchezza.

Cosa direste, cosa pensereste di me come medico, se facessi semplicemente diagnosi di “stanchitudine”? Potrei quindi prescrivergli una cura, un farmaco per questa nuova malattia: la stancocaina (un derivato della cocaina da me inventato per questo esempio). Certamente avrei dei risultati e molti pazienti si sentirebbero meglio! Beh, questo è un tradimento ai danni dei pazienti, un imbroglio.

Secondo esempio: immaginiamo di andare ora tutti alla finestra e supponiamo di osservare migliaia e migliaia di persone che camminano nella strada sottostante, tutti nella stessa direzione, tutti assiepati. Cosa stiamo osservando? Ciò che si evidenzia, che appare, non è la spiegazione del fenomeno, non ci dice che cosa è. Migliaia di persone che camminano insieme: potrebbe essere una manifestazione di protesta, uno sciopero, una marcia per la pace, il funerale di un personaggio importante, un corteo di studenti, una camminata sportiva, o potrebbe anche essere che un’astronave aliena è atterrata e tutti stanno andando a vedere e noi non ce ne siamo accorti perché eravamo qui al chiuso… E badate bene, tra quelle migliaia di persone ci potrebbe anche essere un individuo che è lì semplicemente perché stava tornando a casa e quella è la sua strada. Cose, entità, fenomeni differenti tra loro che si manifestano in modo similare. Se qualcuno dicesse: è una manifestazione, quindi è un problema, intralciano il traffico, ci sono problemi d’ordine pubblico, senza nemmeno cercare di capire il perché delle cose, quale è la natura di ciò che sta avvenendo…. Allora l’unica “soluzione” ad un tale problema è l’utilizzo delle squadre anti sommossa della polizia: manganelli e lacrimogeni.

Questi due esempi ci aiutano a capire cosa fa la psichiatria. Gli psichiatri cercano di “risolvere” manifestazioni, sintomatologie, identificandole con il problema (malattia, causa), affermando che la manifestazione è il problema e non la sua conseguenza. Così al posto di manganelli e lacrimogeni abbiamo elettroshock e psicofarmaci.

Teniamo a mente questi esempi e torniamo all’illustrazione degli strumenti di valutazione: dobbiamo anzitutto chiarire cosa significano termini quali medicina, malattia, sintomi, segni e diagnosi.

La medicina si prefigge di curare (e se possibile guarire) le malattie, nonché di alleviare le sofferenze di chi ne è colpito.

Il vocabolario della lingua italiana, De Voto Oli, definisce malattia come: “Anormale condizione dell’organismo causata da alterazioni organiche o funzionali ad andamento evolutivo verso la morte, la guarigione o una nuova, diversa condizione di vita”.

Ogni e qualunque malattia è chiaramente identificabile attraverso esami specifici in grado di individuare le anomalie nel corpo, organo, tessuto o cellula: non sulla base del parere di qualcuno, né di test che debbano essere “interpretati”.

Una branca fondamentale della medicina è la patologia. I patologi si occupano di identificare e catalogare tutte le possibili anomalie e anche le cause di morte, nel settore più specifico della patologia legale.

Nei testi di patologia, malattia viene definita come anormalità della struttura o della funzione di cellule, tessuti, organi od organismi. Tutte le malattie possibili, dalle più gravi alle più innocue, curabili o meno, sono visibili e misurabili tramite le alterazioni che provocano all’interno delle cellule, dei tessuti, degli organi o del loro metabolismo.

Per ogni malattia inoltre, dal cancro al raffreddore, dall’infarto al diabete, la medicina possiede: test oggettivi (macchinari - esami di laboratorio – radiografie, ecc.) che ne provano o meno la presenza, al di là del parere di chiunque.

Le opinioni dei singoli, i pareri personali non contano nulla in medicina: questo è ciò che rende la medicina una scienza. Una scienza che è ancora imprecisa, che è ben lungi dal “sapere tutto”, ma certamente una scienza, in quanto adotta e si avvale unicamente del metodo scientifico.

E cosa sono i sintomi e i segni?

La semeiotica medica (disciplina medica che occupa del rilievo dei sintomi e dei segni) ci insegna a distinguere tra sintomi e segni.

Il sintomo è ciò che il paziente dice, afferma o fa di sua volontà. Sono affermazioni, sensazioni o reazioni soggettive. Lamentarsi di un dolore, stringersi l’addome, riferire di una sensazione di bruciore allo stomaco, sono tutti sintomi. I sintomi sono importanti, servono ad indirizzare l’indagine clinica, ma come ben sappiamo i sintomi non sono assolutamente mai ritenuti sufficienti per fare diagnosi: possono ingannare. Un individuo può arrivare in pronto soccorso lamentando un fortissimo dolore allo stomaco, ma potrebbe avere un infarto cardiaco o una pancreatite acuta, che nulla hanno a che vedere con lo stomaco. Come in un’indagine di polizia i sintomi sono semplici indizi, non sono prove che ci permettono di individuare il colpevole.

Ci sono poi i segni.

Questi non appartengono alle affermazioni o lamenti del paziente: sono riscontri oggettivi che il medico constata, quali un fegato che è ingrossato, un rumore cardiaco anomalo, le pustole della varicella, una paralisi facciale o un escreato sanguinolento.

- lamentarsi è un sintomo

- la febbre è un segno

- essere inappetenti è un sintomo

 

- perdere sangue dal naso è un segno

Se avete ancora dubbi nel distinguere tra sintomi e segni, potete adottare questo criterio, che per quanto grossolano è indicativo: se posso simularlo, metterlo in atto solo attraverso la mia volontà, allora è un sintomo, se non posso (e devo invece usare mezzi esterni – es. foglie di tabacco sotto le ascelle per avere la febbre) è un segno.

I segni, sempre tornando al nostro paragone con l’indagine poliziesca, sono prove.

Ulteriori prove possono venire infine dagli esami di laboratorio (esami del sangue, delle urine, ecc.) e dalla diagnostica strumentale (accertamenti radiologici, ecografie, doppler, miografie, risonanza magnetica, ecc.). Quando le prove sono sufficienti e convergono in modo inequivocabile, è stata fatta la diagnosi o, se preferiamo, è stato trovato il colpevole. Possiamo quindi ben vedere, ancora una volta, come ci si affidi, in medicina a valutazioni oggettive (od obbiettive come preferisce definirle il Prof. Dioguardi, a prove tangibili: siamo nel campo della scienza.

Quanto illustrato non si applica alla psichiatria. Il loro metodo per fare diagnosi è identificare la sintomatologia (i sintomi) con la malattia. Per meglio capire questo passaggio proviamo ad invertire i termini.

Cosa accadrebbe se la medicina per fare diagnosi adottasse gli stessi criteri della psichiatria?

Se in medicina si procedesse con lo stesso criterio, giungeremmo ad una catalogazione delle malattie simile a quella che segue.

Nome della “malattia”: DOLORE. Pazienti definiti: DOLORANTI. Vere possibili cause: fratture, lussazioni, traumi, gravi infezioni acute, nevriti tossiche, infettive, ecc., cancro in alcune fasi, infarto acuto, alcuni avvelenamenti, soggetti affetti da emorroidi, simulatori, ecc.

Nome della “malattia”: PROSTRAMENTO. Pazienti definiti: PROSTRATI. Vere possibili cause: anemici, malati terminali senza dolore, AIDS, epatopatici, cardiopatici (alcune forme), disidratati, denutriti, insonni, scansafatiche, ecc.

Nome della “malattia”: AGITAZIONE. Pazienti definiti: AGITATI. Vere possibili cause: ipertiroidei, epilettici (n.b. l’epilessia, anzi le epilessie non sono malattie, ma manifestazioni oggettive – segni -accessuali ricorrenti la cui causa è spesso ancora sconosciuta), morbo di parkinson, Corea di H., intossicazioni da alcuni farmaci, alcuni avvelenamenti, persone molto arrabbiate, ecc.

Nome della “malattia”: AFASIA. Pazienti definiti: NON PARLANTI. Vere possibili cause: collasso cardiocircolatorio, coma (di vario grado e causato da varie patologie), ictus, muti, laringectomizzati, oppositori, muti per protesta, religiosi con voto del silenzio, ecc.

Avremmo quindi categorie di pazienti o malattie (doloranti, prostrati, agitati, non parlanti, ecc.), che in realtà indicano solo un tipo di malessere (sintomo) comune, pur avendo cause completamente differenti tra loro. n.b. ho elencato nelle vere possibili cause, solo alcune, a puro titolo esemplificativo, tra le moltissime che avremmo potuto inserire. 

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Letto 3797 volte Ultima modifica il Martedì, 21 Maggio 2019 09:26

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