Il fraintendimento comportamentale …e il suo incedere nei giardini dell’infanzia

  • Posted on:  Venerdì, 06 Marzo 2015 15:29
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Giorgio Biondetti - 

Lo scacco del fraintendimento - 

Non ci si discosta molto dall’esperienza comune, che ritrova nel “fraintendimento” quello spiacevole e frequente intendersi “di una cosa per l’altra”, quando nel precisare il senso analitico del termine, si pone l’attenzione sull’effetto tecnico del fraintendimento stesso.

Ogniqualvolta esso accade, si assegna all’altro un’erronea interpretazione del proprio dire, oppure un’inequivocabile intenzionalità alle origini delle sue parole, da questi puntualmente smentite, senza possibilità di convergenza alcuna.

Un ping-pong che non trova soluzione, in cui ogni argomentazione rimbalza e si rinvia con un nuovo colpo al mittente; salvo che, miracolosamente, non intervenga un fuori-onda che sposti la disputa dalla “disabilità” delle proprie invincibili ragioni, all’ “abilità” della parola in atto.

“L’errore tecnico” in cui s’incorre è sempre lo stesso, e cioè quello di assegnare un significato fisso e determinato a una frase, a un gesto, a un’azione e rispondere o reagire di conseguenza. Un errore che non tiene in conto la logica della parola secondo la quale ciascun “segno” s’incontri o si produca, in qualsivoglia tipo di espressione, che sia l’oralità, la gestualità o la scrittura , induce a un significato altro da sé, che non si determina in nessuna sua pretesa oggettiva definizione, giacché esso produce in ciascuno, necessariamente, sensi e intendimenti differenti, a seconda della propria particolarità. I quali sensi, per potersi dire, richiamano a loro volta nuovi segni espressivi, che ancora non esaurendosi propriamente in sé rilanciano a ulteriori sensi, assecondando l’interminabile saga dell’interlocuzione. La quale si perpetua, si articola e si espande grazie al perseguimento di una continua errata previsione verbale, ovvero di un cosiddetto “errore di calcolo”, come è giunta a intendere la psicoanalisi moderna.

La significazione, pertanto, racchiusa nella frase, chiude e confeziona i discorsi con l’assegnazione di significati dati e soffoca l’errore di calcolo, che è il libero rilancio della parola nell’atto interlocutorio (atto di parola), stabilendo il blocco proprio del fraintendimento.

In generale si può dire che col fraintendimento la dialettica si riduce al piano dei concetti (preconcetti), delle interpretazioni date e delle idee, e viceversa, affidandosi all’apparente solidità (fallace) di questi ultimi, ci si assoggetta alla dinamica stereotipata del fraintendimento.

Diversamente agisce il malinteso, in cui il mal intendersi tra gli interlocutori si aggira su un piano impersonale e indefinito ove la comunicazione avviene, procede e si rinnova proprio in virtù dell’uso simbolico e indeterminato del linguaggio, aperto al libero senso (inconscio) di ciascuno.

Il fraintendimento, invece, consegue all’illusione comunicativa fondata sulla significatività e sulla significazione delle cose. Convinzione di cui è pervaso il pensiero occidentale.

La significazione come approccio sociale

L’attestarsi della significazione nello sviluppo della società occidentale richiederebbe un adeguato approfondimento riguardo alle origini socio-culturali. A prescindere da ciò, è comunque indicativo osservare quanto l’inganno operato dalla significazione trovi ampio riscontro nell’apparente capacità di controllo che oggi sembra aversi su ogni cosa. L’ideologia del controllo, infatti, necessita, come prerequisito attuativo, di stabilire in modo compiuto e inequivocabile l’essenza della cosa stessa, di stabilire esattamente di cosa si tratti.

Basti pensare all’idea dei progressi strabilianti ottenuti dalla scienza e dalla medicina o a come la tecnica e la tecnologia permettano oggi quasi a chiunque di disporre di strumenti avveniristici, come veicoli dalle raffinate prestazioni per spostarsi in ogni angolo del pianeta. O all’infinità di tasti e monitor che costellano la sfera delle nostre interazioni col mondo fisico, posti ad autorizzare, indicare e quantificare in ogni momento le più svariate operazioni, quotazioni e situazioni, emblema di un riduzionismo sincopato: acceso-spento, attivo-inattivo, in funzione, avvio, azione, risultato… fatto!

Macchine, macchinari e dispositivi, tutti progettati per un loro specifico scopo, ed esclusivamente significativi del loro stesso funzionamento. Ad ogni azione corrisponde una reazione, ma non una reazione variabile, bensì una precisa reazione predeterminata. Questo approccio all’interazione col mondo, però, non riesce né a contenere né a controllare la variazione delle cose, le quali si presentano inevitabilmente ciascuna volta differenti. Il “controllo” intenta allora un illusorio processo iterativo di specificazione incrementale volto a classificare e monitorare ulteriormente ogni singola nuova variazione non inclusa nella classificazione precedente. Secondo il processo tutt’altro che convergente:  

Significazione à  variazione non significata à  incremento delle significazioni à  incremento delle variazioni non significate.

Così nelle procedure dell’industria, come in quelle della medicina o della scuola, subentrano azioni e protocolli di controllo a non finire, volti a significare e dettagliare sempre più ogni cosa con l’idea di padroneggiarne e normalizzarne il risultato. Tale è la diffusione di questa tendenza che sembra di assistere a una sorta d’imprescindibile anelito generale a stabilire, prevedere e dirigere il corso delle cose. In una società, questa, apparentemente evoluta, che non depone la maschera tribale con cui, millantando scienza e conoscenza, propugna ancora oggi, sotto innovate spoglie, moderne credenze e preveggenze.

Il comportamento frainteso e i cosiddetti disturbi del comportamento dell’infanzia

La significazione, come approccio sociale all’espressione (alla non comunicazione), coinvolge anche il comportamento manifestato dalle persone quando ai diversi atteggiamenti, reazioni, modi di essere o di agire, viene attribuita una inequivocabile interpretazione o una determinata volontà. La significazione del comportamento porta allora a innescare l’avvio di una serie d’incomprensioni e contribuisce a mantenere il blocco della relazione secondo il meccanismo sopra esposto nelle dispute verbali. La comunicazione, l’intendimento, la creatività, la crescita ne sono conseguentemente di nuovo inficiate.

È diffusa un’ideologia comportamentale per cui si crede che il comportamento e addirittura la gestualità che si manifestano in un individuo abbiano un significato in sé. E questo non nell’accezione di sintomo in senso clinico, cioè di un effetto da investigare, bensì nell’essere il comportamento proprio di sé significativo.

L’errore tecnico di significazione che si compie è quello di scambiare - quasi banalmente si potrebbe dire - l’effetto con la causa . Cioè, invece di intendere un dato comportamento come espressione di un’istanza (secondo l’approccio clinico sopra accennato), ad esempio come effetto di un disagio, esso viene considerato come causa, ossia l’elemento stesso da correggere, su cui intervenire direttamente.

Il comportamento diviene così oggetto di osservazione e correzione, rispetto a presunti canoni di normalità. Un incredibile impegno è profuso da studiosi e esperti a livello mondiale nell’identificare con sempre maggior meticolosità e sottigliezza gli elementi comportamentali da ritenersi patologici sui quali occorra intervenire . Un approccio normalizzante che non può non escludere, per sua logica intrinseca (nonostante ciò sia disconosciuto dagli stessi fautori), la specificità e la specializzazione di ciascuna singola persona. E che, in casi estremi o irriducibili, giunge suo malgrado al ripristino della conformità con modalità coercitive, mediante l’obnubilamento indotto da sostanze psicoattive o il confinamento entro le mura di un carcere qualora prevalgano rilievi reputati di ordine penale.

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Letto 4067 volte Ultima modifica il Giovedì, 19 Marzo 2015 13:18

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