Ma l'infanzia non è una malattia

  • Posted on:  Mercoledì, 14 Novembre 2018 10:43
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di Sara De Carli

Mille persone al teatro Carcano e 400 in streaming per il convegno Curare con l'educazione. «Le neuroscienze confermano continuamente le differenze tra cervello infantile e adulto, ma non ne si tiene conto: i bambini che funzionano bene sono quelli che si comportano come gli adulti, gli altri - quelli che fanno i bambini - non vanno bene. Ma cambiare rotta è possibile», ha detto Daniele Novara

Mille persone in sala, 400 in streaming, per parlare di educazione. È stato un successo non scontato quello del Convegno Convegno Nazionale Cpp "Curare con l’educazione" svoltosi sabato 8 aprile a Milano. Un messaggio è risuonato chiaro: l’infanzia e l’adolescenza non sono una malattia. «Le neuroscienze confermano continuamente le differenze tra cervello infantile, adolescente e adulto, ma non ne si tiene conto. La normalità è oggi è l’adultità e la normalità di un bambino è che stia seduto, ascolti, rifletta… I bambini che funzionano bene sono quelli che si comportano come gli adulti, gli altri bambini, quelli che fanno i bambini, non vanno bene.

Ma un bambino per definizione corre, non cammina: figuriamoci se sta seduto», ha detto Daniele Novara, pedagogista e fondatore del CPP. «È sbagliato equiparare i bambini agli adulti, dire che il giusto è ciò che corrisponde alle aspettative degli adulti e ciò che non corrisponde è patologico. Al contrario i bambini devono essere vivaci, disattenti, pieni di pensiero immaginativo e fantasioso, il bambino normale insomma è un bambino un po’ distratto, che vuole muoversi, alzarsi dal banco.

C’è un momento di immaturità, che è un momento di crescita. Fa parte della vita, della plasticità neuronale e questa constatazione ci permette di avere un atteggiamento più positivo verso gli alunni e i figli, meno ansioso. Invece si stanno moltiplicando esponenzialmente le diagnosi di disturbi, un bambino che fa il bambino è immediatamente un malato. Ma nelle famiglie italiane si stanno diffondendo abitudini educative in grado di mettere fuori uso qualsiasi bambino, è da qui che bisogna ripartire».

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