Il pedagogista centenario: «Cari professori, basta compiti a casa»

  • Posted on:  Lunedì, 04 Febbraio 2019 14:46
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Pedagogista Francesco De Bartolomeis Pedagogista Francesco De Bartolomeis torino.corriere.it

di Chiara Sandrucci

«La scuola non dev’essere un luogo in cui si fanno solo lezioni e interrogazioni, che in realtà distruggono l’apprendimento. E fuori i ragazzi devono avere un’altra vita»

«Avete scovato un vecchietto e lo avete portato in questa bella sala, sono io a dover essere emozionato e non voi». È cominciato così ieri pomeriggio l’incontro aperto a Palazzo Lascaris con il pedagogista Francesco De Bartolomeis, mito vivente del mondo della scuola torinese e non solo. Nato a Salerno nel 1918, il 20 gennaio compirà 101 anni. E l’Assessorato all’Istruzione della Regione Piemonte ha voluto omaggiarlo in occasione dell’uscita del suo ultimo libro «Fare scuola fuori dalla scuola», ristampa di un testo apparso nel 1983. Cresciuto sotto il fascismo, allievo di Ernesto Codignola, traghettò la pedagogia italiana fuori dal fascismo, traducendo per la Loescher tutti gli autori più innovativi. Ha insegnato pedagogia all’Università di Torino dal 1956 al 1988 e qui realizzò a partire dal 1972 il sistema dei laboratori, prima a livello universitario e poi nella nascente scuola a tempo pieno. Per l’occasione di ieri ha portato il bastone, ma non lo usa quasi mai. Ha firmato le copie di libri ingialliti dal tempo dei suoi ex allievi ora docenti universitari, educatori, presidi, con quel modo tutto suo di essere spigoloso con dolcezza.

Professor De Bartolomeis, è arrivato a Torino nel ’56 e non l’ha più lasciata…
«Sì abito qui dal ’56, da quando vinsi un concorso e mi chiamò l’Università. Prima insegnavo a Firenze, ma Torino è diventata la mia città. Però la radice salernitana non se ne va, resta nell’accento e ci tengo. Non è che lo faccio apposta, è rimasto».

Come trascorre le sue giornate da centenario?
«Sempre con tanta attività, mi alzo verso le 6 del mattino, faccio colazione, lavoro un po’ al computer e poi vado in piscina. Faccio anche la spesa, al mercato e poi nel negozio dei surgelati, che per me è una vera istituzione sociale. Per pranzare basta prendere il piatto e metterlo nel forno a microonde o al massimo in padella. Non ho un aiuto in casa perché non lo voglio. Ho una compagna, ma abita per conto suo».

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