Giuseppe O. Longo

Sintesi biografica:

Laureato in Ingegneria Elettronica (1964) e in Matematica (1968), dal 1975 al 2009 è stato ordinario alla Facoltà di Ingegneria dell'Università di Trieste (dipartimento di Elettrotecnica Elettronica Informatica), dove ha insegnato teoria dell'Informazione, disciplina che introdotto in Italia. Ora è professore emerito di questa disciplina.

Ha svolto studi sulla teoria delle reti, sulla teoria dei codici algebrici e sulla teoria matematica dell'informazione, in particolare sulla codifica di sorgente, con lunghi soggiorni di ricerca e di insegnamento all'estero (Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia). Su questi argomenti ha pubblicato parecchi articoli e volumi specializzati, tra cui un manuale di Teoria dell'informazione (Boringhieri, 1980).

Dal 1970 al 1990 ha diretto il dipartimento di Informazione e Automazione del Centro Internazionale di Scienze Meccaniche di Udine.

E' socio dell'Istituto Veneto di Scienze Lettere ed Arti, dell'Istituto Lombardo di Lettere e Scienze e dell'Associazione Elettrotecnica ed Elettronica Italiana.

Attualmente si occupa di epistemologia, di intelligenza artificiale, di problemi della comunicazione e delle conseguenze socioculturali dello sviluppo tecnico (soprattutto di roboetica e del rapporto uomo-computer), pubblicando articoli su riviste specializzate e di divulgazione (tra cui Mondo Digitale, Scienza in rete, Doppiozero) e svolgendo un'intensa attività di conferenziere. Su questi temi ha pubblicato alcuni saggi, tra cui: Il nuovo Golem: come il computer cambia la nostra cultura (Laterza 1998); Homo technologicus (Meltemi 2001, Ledizioni 2012), Il simbionte. Prove di umanità futura (Meltemi 2003, Mimesis 2013), Bit Bang. La nascita della filosofia digitale (con A. Vaccaro, Apogeo Education, 2013).

All'attività scientifica affianca la scrittura narrativa e teatrale, collaborando a riviste italiane e straniere (tra cui “Nuova prosa”, “Tratti” e “Open City” di New York). Ha pubblicato tre romanzi: Di alcune orme sopra la neve (Campanotto 1990, Mobydick 2000), L'acrobata (Einaudi 1994, tradotto in Francia da Gallimard) e La gerarchia di Ackermann (Mobydick 1998, Jouvence 2016, tradotto in Francia da A la Croisée), undici raccolte di racconti, parecchi tradotti in varie lingue, e due raccolta di drammi, Il cervello nudo (Nicolodi, 2004) e La scienza va a teatro (EUT, 2017). Molti suoi radiodrammi sono stati trasmessi dalla Rai e diverse sue opere teatrali, in particolare alcune di teatro scienza, sono state messe in scena. Al rapporto tra scienza e letteratura ha dedicato il saggio Il senso e la narrazione (Springer 2008). Tra i suoi saggi anche Il gesuita che disegnò la Cina. Vita e opere di Martino Martini (Springer 2010), Homo immortalis (con N. Bonifati, Springer 2012). Collabora alla Rai, a diversi quotidiani, tra cui Il corriere della sera e Avvenire.

Ha svolto un'intensa attività di traduttore (premio Monselice per la traduzione scientifica nel 1991) e, tra il 1996 e il 1997, ha interpretato a teatro i ruoli principali in alcune commedie di Pinter (Troubles in the Work e Last to Go) e di Jonesco (La leçon). Nel 2014 ha interpretato il ruolo di Heisenberg nell’allestimento del suo Farm Hall 45 al teatro Puccini di Firenze.

 

Letto 1679 volte Ultima modifica il Martedì, 09 Gennaio 2018 16:28

Approfondimenti e disamine scritti per PENSARE oltre

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